Roma, 30 set. (Adnkronos Salute) – Una delle convinzioni più radicate, soprattutto tra chi non ama la corsa, è che praticarla possa rovinare la salute delle ginocchia e portare con il tempo all'artrite. Ora, un recente studio pubblicato dal Lawrence Berkeley National Laboratory (Usa) condotto su 75 mila podisti ha stabilito "che non c'è nessuna prova che la corsa aumenti il rischio di osteoartrite, anche per i maratoneti, rispetto a chi è meno attivo o non pratica questo sport. Anzi – puntualizzano i ricercatori – fare jogging riduce il pericolo osteroartitrico e quello di dover finire sotto i ferri per una protesi al ginocchio. Dunque, secondo gli scienziati è falso il mito che correre lunghe distanze possa contribuire allo sviluppo dell'artrite. Paradossalmente, proprio per le qualità intrinseche di questo sport eviterebbero invece alcuni 'crack'. "Per molto tempo si è pensato che la corsa potesse danneggiare l'articolazione del ginocchio, dal momento che ad ogni passo entrano in gioco le forze balistiche (coinvolte nella dinamica muscolare) che si sprigionano anche attraverso il ginocchio di un corridore. Il buon senso – aggiungono i ricercatori al 'New York Times' – suggerirebbe che applicare ripetutamente carichi su un giunto articolare alla fine dovrebbe degradare la cartilagine protettiva e portare all'artrite. Ma molti degli studi disponibili condotti su maratoneti mostrano che, fino a quando le ginocchia sono sane, l'intensità e la frequenza dell'esercizio non aumentano sensibilmente il rischio di sviluppare l'artrite. In un altro studio della Queen University di Kingston (Ontario), pubblicato su 'Medicine & Science in Sports & Exercise', gli scienziati hanno confrontato i carichi applicati sulle ginocchia dei corridori e dei camminatori. Quest'ultima è la scelta che molti medici consigliano ad esempio alle persone anziane. Gli esperti hanno reclutato 14 adulti sani, metà dei quali donne, senza una storia clinica legata a problemi al ginocchio. Ad un gruppo è stato chiesto di camminare ad un ritmo confortevole lungo una pista di circa 50 metri, all'altro di correre. Attraverso l'ausilio di speciali telecamere è stato possibile misurare la forza generata quando ogni volontario colpiva con il piede la pista.Ebbene, il risultato delle analisi biomeccaniche ha fatto emergere che nella corsa non c'è un maggior impatto sulle articolazioni rispetto alla passeggiata, perché il piede colpisce il terreno con meno frequenza. I passi di chi fa jogging, infatti, sono più lunghi rispetto a chi cammina. E la quantità di forza in movimento che attraversa le ginocchia è equivalente sia se si corre che si passeggia. Secondo gli scienziati, questo risultato fornisce "una spiegazione biomeccanica convincente per cui così pochi corridori sviluppano l'artrite al ginocchio. In termini di usura delle ginocchia – avvertono – correre e camminare sono sostanzialmente indistinguibili". "I risultati – sottolineano gli esperti – non sono un via libera definitivo alla corsa come 'elisir' per il ginocchio. Spesso infatti molti soffrono di lesioni non correlate ad artrite, ma possono essere colpiti dalla sindrome del dolore femoro-rotulea, una patologia relativamente frequente nell'ambito sportivo. La sua eziopatogenesi è essenzialmente riconducibile ad un allineamento impreciso dell'articolazione del ginocchio – concludono – oppure ad una displasia a carico della rotula. Non quindi alla frequenza o intensità degli allenamenti".