Roma, 30 ago. (Adnkronos Salute) – Se in Italia è ancora estate, nell'emisfero Sud la stagione influenzale è agli sgoccioli, e questo permette agli esperti di poter fare le prime previsioni sull'andamento dell'epidemia nella Penisola per la stagione 2013-14. "Difficile dare numeri, ma finora tutto lascia pensare a una stagione influenzale più mite rispetto all'ultima", dice all'Adnkronos Salute Emanuele Montomoli, epidemiologo dell'Università di Siena. "In effetti, se non arriveranno sorprese dell'ultim'ora dall'Australia, possiamo stimare una stagione più tranquilla, con 4 milioni circa di italiani contagiati, contro i circa 6 milioni dell'anno scorso", si sbilancia dal canto suo Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università di Milano."Per ora i virus non hanno dato segni di mutazioni importanti – segnala Montomoli – dunque ci aspettiamo una circolazione dei virus A (H1N1 e H3N2) e B inclusi nella composizione dei vaccini". Inoltre, proprio dal punto di vista dell'armamentario dei prodotti contro l'influenza, potrebbe arrivare una novità. "Si va verso un vaccino quadrivalente – dice Pregliasco – in grado di evitare brutti scherzi legati ai virus B. Oggi, infatti, l'efficacia del vaccino varia in base alla capacità di prevedere quale sarà la famiglia di virus B circolante: quest'anno si punta su B Yamagata, ma se invece a prevalere fosse il B Victoria, questo potrebbe creare qualche problemino in termini di efficacia protettiva. Ecco dunque che nei laboratori si lavora per poter includere entrambe le famiglie nel siero, che diventerebbe così quadrivalente". Se la composizione del vaccino per la prossima stagione è ormai stabilita, gli occhi degli esperti si concentrano su alcuni microscopici sorvegliati speciali. "E' il caso di H7N9 e di H5N1, virus aviari che vanno monitorati e che sono seguiti da anni, perché potrebbero rappresentare un problema per la salute", dice Montomoli. "In ogni caso la prossima stagione dovrebbe essere mite, sempre che i virus non mutino e le persone a rischio si vaccinino", aggiunge."Quest'anno poi si è parlato includere anche gli anziani 'under 65' fra i cittadini per cui il vaccino è raccomandato. Un approccio corretto – sostiene Pregliasco – perché un terzo di questi 'giovani anziani' presenta profili di rischio e questo sarebbe un modo per intercettare e proteggere persone che, magari, non sanno di correre qualche pericolo in più in caso di influenza. Un discorso che non si è fatto invece per i bambini sani, e questo non perché per loro il vaccino non funzioni: occorre valutare l'opportunità di offrirlo a carico del Servizio sanitario nazionale. I bambini – ricorda Pregliasco – ogni anno si trasformano in untori: sono spesso i più colpiti in termini numerici dall'influenza, che 'portano' con facilità in famiglia".