(AdnKronos) – Tant’è che, prosegue Delitala, “in entrambi i casi, il premio di rischio richiesto per convincere gli investitori razionali a detenere Titoli di Stato italiani deve aumentare per compensare il maggior rischio d’insolvenza, o di conversione in una valuta diversa dall’euro e verosimilmente svalutata incisivamente; ma la richiesta di un maggior rendimento non è un attacco speculativo, è autodifesa degli investitori professionali anche a tutela del risparmio, per lo più italiani, loro affidato”.
Peraltro “il mercato avrebbe molta sete di rendimenti, quindi l’aumento dello spread ha certamente più a che fare con un aumento della paura da parte di investitori ‘finali’ piuttosto che a venditori allo scoperto, tipo hedge funds, dato che viviamo in un epoca dominata dagli acquisti delle Banche centrali e dalla ricerca spasmodica di rendimenti, search for yield”. Il “creditore razionale, però, presta denaro solo ad un tasso più elevato se il debitore diviene meno virtuoso. Invocando maggior deficit (oltre il 3% si comprometterebbe anche la stabilità del rapporto debito/Pil) si erode inevitabilmente la fiducia dei sottoscrittori del debito italiano”. E “paventando l’Ital-Exit si incute un timore ancor più destabilizzante: che i Btp possano essere rimborsati in una valuta diversa, e svalutata, rispetto a quella in cui sono emessi oggi”.
Nel nostro caso, “da vari mesi siamo pressoché privi di rischio Italia nel portafoglio obbligazionario, in considerazione dell’incompatibilità tra promesse elettorali e sostenibilità della politica di bilancio e in vista dei passaggi politici e tecnici autunnali: Def e Legge finanziaria, ma le nostre decisioni rappresentano una tutela dei risparmiatori”. Detto tutto ciò, “lo spread del Btp decennale a 275 punti base sul Bund rappresenta un cuscino non esiguo, che secondo i nostri modelli incorpora già un rischio Ital-Exit di circa il 10% e quindi una discreta protezione verso le cattive notizie”. Se si fa una Legge finanziaria sostenibile, lungo le indicazioni di Tria, “il mercato potrebbe recuperare molto con spread che si riportano a 200 punti base”. In queste condizioni, “il cosiddetto attacco speculativo, qualificato come posizione netta corta, ovvero di vendita allo scoperto di Btp, lo potrebbe fare a cuor leggero solo chi fosse in possesso di informazioni privilegiate sui fattori descritti fin qui suscettibili di influenzare negativamente il mercato. Magari -ironizza Dellitala- si potrebbe chiedere a Giorgetti se sia al corrente di qualcuno in possesso di tali informazioni”.