(AdnKronos) – È così progressivamente emerso, in maniera inequivocabile, come la famiglia Arizzi, dicono gli investigatori, “con unico intento, abbia radicato i propri interessi nell’attività di spaccio di sostanze stupefacenti, sfociando in una sorta di mini-market della droga a conduzione familiare in cui, ovviamente, ognuno aveva un ruolo che andava dal reperire fondi per l’acquisto all’ingrosso della stessa o per arrivare allo smercio vero e proprio eseguito anche con l’aiuto di soggetti estranei al nucleo familiare, come Ben Dhaou Semire”.
In particolare, emerge la figura di Davide Arizzi che, nonostante la detenzione presso la casa circondariale “Pagliarelli” di Palermo, ha tentato di dare ordini al fratello Antonij, “impartendo velate disposizioni allo scopo di far proseguire la coltivazione di piante di marijuana”. Sempre gli stessi militari della Stazione San Filippo Neri, all’interno di un cunicolo situato al di sotto di un padiglione dello Zen, di fianco alla caserma dei Carabinieri, hanno individuato una botola ricavata sul pavimento di un vano condominiale, che formava, per l’appunto, un passaggio sotterraneo di collegamento con il locale dove erano custodite ben 20 piante di marijuana dall’altezza di 1 metro circa, con lampade e reattori, impianti di condizionamento ed aspirazione e quant’altro necessaria per la coltivazione, oltre a 20 dosi di cocaina, circa 800 grammi di marijuana e quasi 1 kg e 500 grammi di hashish. Ed è proprio dal rinvenimento di questa piantagione di marijuana che l’indagine prende il nome Under square.
Riscontri ed attività tecnica hanno permesso di risalire alla paternità anche di questa quantità di sostanza stupefacente, di cui tutti i familiari parlavano, specie i due fratelli al fine di creare un “impero”, da cui trarne i profitti dopo la liberazione di Davide. Uno dei riscontri emersi dall’attività è stato il rinvenimento di un “pizzino” sulla persona di Santa Lo Iacono, madre di Davide Arizzi, consegnatole fraudolentemente dal figlio detenuto in occasione di un colloquio in carcere. Grazie alle informazioni in esso contenute si è avuto modo di risalire alla grande quantità di stupefacente, occultato in un cunicolo sotterraneo del padiglione dello Zen 2.