(AdnKronos) – Con la “circostanza aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa denominata Cosa Nostra”, spiegano gli investigatori. L’attività di indagine ha permesso di “tratteggiare la figura di Maranzano come quella di un uomo postosi permanentemente e consapevolmente a servizio degli interessi associativi, il quale, operando come imprenditore nel settore edile, li ha fatti costantemente propri, rendendosi disponibile nel fondamentale settore della “messa a posto” e della distribuzione delle commesse ad imprese prescelte da Cosa Nostra e consentendo ad esponenti del calibro di Francesco Bonura e Gaetano Sansone, quest’ultimo noto anche per aver dato ospitalità a Salvatore Riina e durante la sua latitanza, di continuare ad operare in modo occulto le loro infiltrazioni nel settore dell’edilizia in una condizione dominante, avendo gli stessi la possibilità di sfruttare le prerogative mafiose nel territorio interessato”.
Le successive indagini patrimoniali condotte dall’Ufficio Misure di Prevenzione della Divisione Anticrimine della Questura di Palermo hanno permesso di individuare “un cospicuo patrimonio di origine illecita, riferibile a Maranzano, costituito da imprese edili, unità immobiliari, rapporti finanziari e polizze vita, raggiunto prima in data 30.08.2011 da un provvedimento di sequestro ed oggi dal decreto di confisca”.
A rendere l’attività d’indagine particolarmente complessa ed elaborata è stata la circostanza che Maranzano, “già destinatario di una misura di prevenzione patrimoniale nel 2001, poi revocata nel 2004, era ben consapevole degli strumenti ablatori utilizzabili dall’Autorità Giudiziaria nei confronti dei suoi beni e proprio per la tutela di questi aveva elaborato una strategia tesa alla loro completa sommersione”.