(AdnKronos) – Per Mignani sono “svariati i fattori che possono determinare questo ritardo. Non credo ancora una volta che sia una differenza di tecnologia, che è comunque disponibile a prezzi accessibili e dunque non è quella la barriera che differenzia le aziende grandi da quelle medio piccole. Piuttosto, ancora una volta credo che il vero tema sia fare più fatica a sviluppare all’interno dell’azienda una cultura digitale che attraversa tutti i processi”.
“Con il precedente governo, e con le politiche a supporto degli investimenti in macchinari digitali, c’è stato sicuramente uno sviluppo alla digitalizzazione delle aziende. Non bisogna però dimenticare che alcuni dati lasciano qualche dubbio e qualche perplessità. Recentemente Ucimu e dunque la Confindustria che raggruppa i produttori di macchine industriali ha pubblicato un questionario e dai risultati emerge che il 54% delle aziende nel 2017 non ha investito in macchinari digitali e dunque non ha usufruito di quelle che sono i benefici in termini di iper-ammortamento sugli investimenti. E quelle aziende che non lo hanno fatto sono aziende che sono o medio piccole, geograficamente sistemate nel centro e nel sud Italia”.
Insomma, per Mignani non c’è “un’unica ricetta per tutte le aziende, dal momento che il quadro che abbiamo notato è estremamente eterogeneo. Le aziende più evolute hanno già fatto dei passi verso la digitalizzazione e gli interventi sia della direzione aziendale sia dei policy makers devono ora orientarsi nella ricerca innovativa e nel trasferimento di tecnologia innovativa tra università e aziende e il rafforzamento della proprietà intellettuale. Al contrario, nelle aziende che ancora devono fare passi verso la digitalizzazione, e dunque le aziende medio piccole, la strada verso la digitalizzazione è quella di sviluppare una vera e propria cultura digitale”.