Eccolo il “Brocco” più desiderato cercato e voluto dagli aretini, dai popoli dei quartieri della città. La lancia d’Oro della 134esima edizione della Giostra del Saracino dedicata al Tenente dei Bersaglieri Giuseppe Mancini è stata presentata nella sala del Consiglio Comunale. Alla presentazione erano presenti il sindaco Alessandro Ghinelli, il vicesindaco e assessore alla Giostra Gianfrancesco Gamurrini, i rettori dei quattro quartieri, il consulente storico della Giostra Luca Berti, il maestro intagliatore Frencesco Conti, l’artista autore del bozzetto Pasquale Marzelli, lo sponsor del progetto “Adotta una lancia” Rotary Club Arezzo e Inner Wheel Club Arezzo Toscana Europea Carf e una rappresentanza dell’Associazione Bersaglieri di Arezzo.
Molto bella e curata nei particolari dove nell’elsa spicca un cappello originale dei Bersaglieri.
La scheda:
GIUSEPPE MANCINI, MEDAGLIA D’ORO AL VALOR MILITARE
Nato ad Arezzo nel 1893, si arruolò nel Regio Esercito nel corso del 1913, assegnato al Reggimento Bersaglieri. All’atto dell’entrata in guerra dell’Italia, il 24 maggio 1915, si distinse immediatamente, tanto che fu subito decorato con la Medaglia d’argento al valor militare per le tre ferite riportate nello stesso combattimento. Promosso tenente, nel 1916 venne assegnato alla Scuola Mitraglieri di Brescia. Dopo la sconfitta di Caporetto chiese ed ottenne di essere rimandato in zona di guerra, presso un reparto combattente. Mandato sull’altopiano di Asiago, entrò di nuovo in azione dopo la ritirata sulla linea del Piave. Il 4 dicembre del 1917, mentre prestava servizio come capitano rimase gravemente ferito sul Monte Miela. Nonostante la ferita continuò a combattere, mantenendo la posizione con i pochi uomini rimasti al suo comando fino a che non si spense presso un piccolo ospedale da campo. In sua memoria gli venne assegnata una seconda medaglia d’argento al valore militare, trasformata in Medaglia d’oro con Regio Decreto del 19 agosto 1921 con la seguente motivazione:
«Alla testa del proprio reparto, incitando i suoi soldati con la parola e con l’esempio li guidava all’assalto della linea sbaragliandone le piccole guardie, che costringeva ad asserragliarsi in una vicina baita. Cadutigli d’intorno la maggior parte dei suoi uomini, ritornava con rinnovata violenza ed indomabile tenacia all’assalto dell’improvvisato fortilizio, venendo a lotta corpo a corpo. Ferito a bruciapelo da un colpo di fucile all’addome, non volle cedere al nemico, che forte di numero, tentava la riscossa ed in un supremo sforzo, animando con la voce i superstiti della compagnia, al grido di Savoia! li trascinava a nuovo assalto, impadronendosi della contesa baita, ed annientandone i difensori. Poco dopo, strappato a forza dai soldati dal posto d’onore, spirava prima di giungere al posto di medicazione. Fulgido esempio di eroismo e delle più alte virtù militari»
La salma, seppellita senza indicazioni, fu probabilmente traslata tra quelle ignote del sacrario-ossario di Asiago.
Nel 1933 l’Amministrazione Comunale di Arezzo, per volontà del Podestà Pier Lodovico Occhini, decise di costruire un nuovo stadio per il gioco del calcio e lo intitolò a lui. Negli anni sessanta del secolo scorso lo stadio fu demolito e l’intera aerea dichiarata edificabile, con spostamento dello stadio comunale in altra posizione. Nel 2006 gli fu intitolato un settore dello stadio “Città di Arezzo”.








