Bruxelles, 19 lug. (AdnKronos) – La Ue aumenta la pressione sulla Polonia, dove il governo guidato da Beata Szydlo del partito ultranazionalista Pis, dopo aver attaccato la Corte Costituzionale, ha varato una serie di riforme del potere giudiziario che “amplificano molto” la “minaccia sistemica allo Stato di diritto” già presente nel Paese. La Commissione Europea – ha spiegato il primo vicepresidente Frans Timmermans, che si occupa del dossier fin dall’inizio – lancerà probabilmente la prossima settimana una raccomandazione e delle procedure d’infrazione nei confronti di Varsavia, ed è “molto vicina” a innescare la procedura prevista dall’articolo 7 del Trattato sull’Ue, che può arrivare fino a sospendere i diritti di voto nel Consiglio.
La Commissione Europea, ha ricordato Timmermans, “ha concluso nelle raccomandazioni 2016 che c’è una minaccia sistemica allo Stato di diritto in Polonia”. Le preoccupazioni della Commissione “sono condivise dal Consiglio e dal Parlamento Europeo, come pure dal Consiglio d’Europa, dalla Commissione di Venezia e da molti altri osservatori indipendenti”. L’analisi fatta dai leader di diversi gruppi politici nel Parlamento “è completamente condivisa dalla Commissione e questa non dovrebbe essere una sorpresa”. Anche il vicepresidente Jyrki Katainen ha definito la situazione in Polonia, che è il sesto Paese dell’Ue per popolazione e il quinto senza il Regno Unito, “molto preoccupante”.
Per la Commissione, ha spiegato Timmermans, “le recenti misure adottate dalle autorità polacche in relazione al sistema giudiziario e ai giudici amplificano parecchio la minaccia allo Stato di diritto. Nel quadro della procedura sullo Stato di diritto, la Commissione ha rilasciato un’opinione e due raccomandazioni in relazione alla Corte Costituzionale polacca: essenzialmente, riguardano il fatto che la Corte Costituzionale non è più composta secondo quello che prevede la Costituzione e che la pubblicazione delle sentenze viene sottratta alla sua competenza. Alcuni giudici eletti legalmente non vengono nominati e alcuni giudici nominati non sono stati legalmente eletti”.
La legittimità del Tribunale Costituzionale, ha continuato Timmermans, “è ora seriamente minacciata”. In aggiunta a questa situazione già preoccupante, quattro provvedimenti legislativi di riforma del sistema giudiziario nel suo insieme sono stati presentati di recente nel Parlamento polacco. Il primo è la legge sulla scuola nazionale della magistratura, che è già entrata in vigore; la seconda è la legge sul Consiglio nazionale della magistratura e la terza sull’organizzazione ordinaria dei tribunali, “che sono state adottate entrambe e attendono la firma del presidente Andrzej Duda”; e la legge sulla Corte Suprema “che, a quanto sappiamo, viene ora rimandata ad una commissione parlamentare per un’ulteriore revisione”.
Per la Commissione, queste leggi aumentano “considerevolmente la minaccia sistemica allo Stato di diritto in Polonia”. Ogni singola legge, ha spiegato Timmermans, “se adottata, eroderebbe seriamente l’indipendenza dei magistrati polacchi”. Collettivamente considerate, “abolirebbero qualsiasi restante indipendenza del potere giudiziario, mettendolo sotto il pieno controllo politico del governo”. Secondo queste riforme, “i giudici servirebbero a piacimento dei leader politici, e dipenderebbero da questi ultimi, dalla nomina fino alla pensione”.
Per esempio, il ministro della Giustizia avrebbe il potere di nominare e di licenziare i presidenti dei Tribunali senza essere legato da criteri concreti, senza alcun obbligo di dare motivazioni e senza la possibilità del potere giudiziario di bloccare una simile decisione. Queste riforme, ha osservato il politico olandese, “sollevano preoccupazioni per la loro compatibilità della Costituzione polacca; tuttavia, un esame della loro costituzionalità non è più possibile, vista la situazione in cui versa la Corte Costituzionale”.
Le leggi, continua Timmermans, “sollevano anche problemi di compatibilità con il diritto comunitario, dato che i Tribunali polacchi, come quelli di tutta l’Ue, sono chiamati a fornire rimedi efficaci nel caso in cui venga violata la legge Ue, nel qual caso essi operano come giudici dell’Unione. Questo rileva potenzialmente per chiunque faccia affari in Polonia o con la Polonia, o anche per chi semplicemente visiti il Paese. Credo che ogni cittadino, dovendo presentarsi davanti ad un Tribunale, non voglia ritrovarsi a pensare che il giudice possa ricevere una telefonata dal ministro. Non è così che funziona una giustizia indipendente”.
Per Markus Beyrer, direttore generale di Business Europe, la Confindustria delle Confindustrie europee, “un sistema giudiziario indipendente e prevedibile è cruciale non solo per una democrazia in salute, ma anche per attrarre gli investimenti internazionali nell’economia polacca, che cresce. Anche se migliorare il funzionamento del sistema giudiziario è legittimo, un procedimento del genere deve rispettare in ogni sua fase i principi e le procedure costituzionali e preservare lo Stato di diritto. Invitiamo i legislatori polacchi a riconsiderare le norme”.
Timmermans ha ricordato i continui sforzi fatti dalla Commissione per tentare di riportare Varsavia alla ragionevolezza: “Il 14 luglio – ha detto – ho scritto al ministro degli Esteri e al ministro della Giustizia della Polonia, esponendo loro le mie preoccupazioni circa le nuove proposte di legge. Ho chiesto ai due ministri di rilanciare un dialogo, invitandoli a Bruxelles. La lettera sottolinea esplicitamente l’importanza di non adottare le nuove proposte: purtroppo due di queste il 15 luglio sono state approvate dal Parlamento”.
Lo Stato di diritto non è un accessorio, ha continuato Timmermans, bensì “uno dei valori sui quali la nostra Unione si fonda e che la definisce. Non è una questione che riguarda solo la Polonia: quello che avviene in quel Paese riguarda tutta l’Unione, tutti noi, ogni singolo Stato membro ed ogni cittadino dell’Ue. Le nuove leggi non sono ancora del tutto ufficialmente in vigore, quindi oggi non possiamo ancora prendere decisioni formali, ma mandiamo un messaggio politico forte e chiaro”.
Prima di tutto, ha spiegato Timmermans, “prepareremo rapidamente una terza raccomandazione a norma del quadro sullo Stato di diritto, che dovrà essere adottata formalmente dal collegio dei commissari la prossima settimana. Inoltre, prepareremo rapidamente procedure di infrazione per la violazione del diritto comunitario, da lanciare anch’esse la settimana prossima. E infine, l’opzione di attivare l’articolo 7 del Trattato è stata parte della discussione di oggi e non dovrebbe sorprendere nessuno che, visti gli ultimi sviluppi, siamo vicinissimi a innescare l’articolo 7”. Ed è una decisione che spetta solo alla Commissione, ha sottolineato.
Detto tutto questo, ha aggiunto il primo vicepresidente, “la nostra mano è ancora tesa al governo polacco per dialogare”. Ma il dialogo “deve mirare a sistemare la situazione e il dialogo, che ci sia o meno, non impedirà alla Commissione di adottare le misure che ritiene necessarie in questo quadro” Anche perché la mano è rimasta tesa a lungo, invano: “Non abbiamo visto alcuna iniziativa dal lato polacco per ricominciare a dialogare: ho già chiesto loro di venire a Bruxelles, in modo da riavviare il dialogo con la Commissione. Se tutto questo non porta a nulla, allora la Commissione non ha altra opzione se non quella di fissare i prossimi passi”.
E allora, ha aggiunto Timmermans, “cercherò il sostegno della maggioranza qualificata degli Stati membri, senza avere la garanzia di raggiungerla, ma con la fiducia che le preoccupazioni che abbiamo alla Commissione sono condivise da una vasta maggioranza degli Stati membri”. La procedura prevista dall’articolo 7, pensata come garanzia all’epoca dell’allargamento a est e mai applicata finora, prevede tra l’altro una maggioranza qualificata nel Consiglio.
A rendere il quadro più fosco, c’è la vicenda della giornalista Dorota Bawolek, corrispondente da Bruxelles per il canale polacco privato Polsat, che ha ricevuto centinaia di insulti e minacce sui social media dopo che la tv pubblica polacca ha affermato in onda che avrebbe rivolto alla Commissione Europea domande policamente motivate, con lo scopo di “danneggiare la Polonia”, riporta Euractiv. “Intorno a questo dossier – ha detto Timmermans – ci sono molte emozioni, molti attacchi personali, mettendo in discussione l’integrità e la credibilità personale mia e di altre persone”.
“Io posso incassare – ha continuato Timmermans – ma quello che non dovrebbe succedere è che i giornalisti vengano intimiditi mentre fanno il loro lavoro. Non funziona così nelle società democratiche. Nelle tenebre, la democrazia muore. Per avere la democrazia, dobbiamo avere una stampa libera, che possa essere fastidiosa, è successo anche a me: ma questo è il mestiere dei giornalisti, e il mio è quello di rispondere alle domande. E’ così che funziona l’Ue”.
Sulla vicenda è intervenuta anche l’Api, l’Association de la Presse Internationale che rappresenta i corrispondenti a Bruxelles: il presidente Tom Weingartner ha definito “inaccettabili” i tentativi di intimidazione nei confronti dei giornalisti, che “hanno il dovere di non astenersi dal porre domande critiche o politicamente sensibili”.
Che con Varsavia la misura sia ormai colma lo conferma il presidente del gruppo S&D nel Parlamento Europeo, Gianni Pittella. “Se il governo e le autorità polacchi dovessero continuare a ignorare gli avvertimenti che arrivano da Bruxelles sull’indipendenza del potere giudiziario”, avverte, il gruppo dei Socialisti e Democratici nel Parlamento Europeo “ritiene che ciò richieda l’attivazione di tutte le possibili procedure d’infrazione contro la Polonia, per la violazione del diritto Ue. L’indipendenza del potere giudiziario e la libertà di stampa sono pilastri fondamentali dell’Ue”.
A Bruxelles si nutrono poche speranze anche sugli effetti pratici del possibile veto alle leggi contestate da parte del presidente polacco Andrzej Duda: “Aspettiamo i testi finali, una volta adottati – ha risposto Timmermans – ma possiamo dire già ora quale sarà il contenuto finale dei provvedimenti e, sulla base di questo, non ho alcun dubbio che la settimana prossima il collegio dovrà decidere sulle procedure di infrazione e anche su una raccomandazione, che metta in chiaro dove vediamo i problemi”.
L’unica cosa su cui la Commissione scommette è che la Polonia non seguirà l’esempio della Gran Bretagna: “Non sono Nostradamus – ha detto il primo vicepresidente – ma credo che in nessun modo il popolo polacco sosterrà un governo che invoca l’uscita della Polonia dall’Unione Europea. Per la prima volta” da parecchi decenni, ha ricordato Timmermans, il popolo polacco “è padrone del proprio destino, e questo in parte grazie all’Unione Europea. Non è una cosa cui i polacchi rinunceranno” facilmente, ha concluso Timmermans.
La magra situazione della democrazia in Polonia si ripercuoterà sicuramente sulla discussione sul quadro finanziario multiannuale post-2020, ha predetto la commissaria europea polacca: il tema è molto sentito nel Paese, che è tra i maggiori beneficiari netti dei fondi Ue. Oggi nel collegio dei commissari “non se ne è parlato”, ma “tutta l’atmosfera che circonda la Polonia, il clima e il ‘mood’ sul Paese avranno effetti molto negativi sulla discussione sul bilancio”, ha affermato Elzbieta Bienkowska, che nella squadra di Jean-Claude Juncker è responsabile dell’Industria e del Mercato Interno.
“Mi dispiace profondamente – ha continuato la commissaria – che la Polonia sia stata oggetto di un dibattito simile” nel collegio. “Ho sempre tentato di rappresentare gli interessi della Polonia e di quella parte dell’Europa, ma qui parliamo dei diritti fondamentali, dei valori di base che la Polonia ha accettato firmando il trattato di adesione”. Su questo, ha concluso, “non ci sarà alcun atteggiamento comprensivo a Bruxelles”.