(AdnKronos) – Al momento in campo ci sono Speranza, Enrico Rossi e, sebbene non ufficialmente, Michele Emiliano. Dice uno dei suoi: “Michele è candidato. Punto. Non ha alcuna intenzione di ritirarsi. Lui c’è”. Una determinazione che i bersaniani conoscono perfettamente. “Dovremo sederci attorno a un tavolo e ragionare”. Lo stesso Speranza ha fatto un passaggio sulla questione durante la riunione alla Camera: “Sono pronto al confronto” nel fronte alternativo a Renzi che ha recuperato, tra l’altro, anche Gianni Cuperlo.
I bersaniani non nascondono l’appeal mediatico di Emiliano e la forza elettorale specie in un Sud che ha punito in modo severo Renzi al voto referendario. In più, ci sono movimenti in corso tra i big del partito nel Mezzogiorno. Vedi lo smarcamento, poi ridimensionato, di Enzo De Luca. Quanto a Rossi, se dovesse restare in campo, non preoccupa. “Enrico prende soprattutto in Toscana e tra i nostri, per esperienza, sappiamo che se valutano che la candidatura non ha chance, scatterà il voto utile…”.
Quello che accomuna tutte le anime della minoranza è l’esigenza di un congresso vero, secondo la regole. Anche perchè il passaggio da ‘elezioni subito’ a ‘congresso subito’ alimenta sospetti. “Viene il sospetto che dietro tutta questa fretta, ci sia sempre l’idea del voto a giugno”, dice Boccia. Voto a giugno che per i bersaniani resta il discrimine tra il restare dentro il Pd o meno. “Voto nel 2018” e, specifica Speranza, “nessuno scambio possibile” tra una legge elettorale che premi la coalizione, ben vista dai bersaniani per “ricostruire il centrosinistra”, e il voto a giugno.