(AdnKronos) – L’inflazione debole, rileva l’economista, “è oggi essenzialmente legata alla debolezza dell’aumento dei salari” e le ripercussioni si risentono maggiormente “perché sono meno compensate rispetto al passato dal credito a favore delle famiglie. Se i salari si ‘rivoltassero’, lo shock inflazionista, e quindi i tassi di interesse che ne risulterebbero, avrebbe effetti molto negativi sugli obbligazionisti, sugli Stati e sulle aziende. Gli investitori, quindi, devono interrogarsi sulla possibilità di questa ‘rivolta’ dei salariati”.
Nel report si evidenzia come la percentuale della popolazione al di sotto della soglia di povertà nell’area dell’Ocse sia salita dal 13,35% nel 1995 al 14,26% nel 2014 e come “la debolezza dell’inflazione nei paesi dell’Ocse nel periodo recente provenga essenzialmente dalla debolezza dell’aumento dei salari e dei costi salariali unitari”. In un grafico, inoltre, l’economista mostra come in questi ultimi anni, soprattutto dal 2001, la produttività dei salariati sia aumentata molto più rapidamente rispetto ai loro redditi. Ma non solo. In un’altra tabella si rileva che la pressione fiscale sulle famiglie ha un peso sempre maggiore nel pil dell’Ocse.