(AdnKronos) – “Il problema sollevato dal procuratore di Catania, però, è anche la difficoltà di indagare con gli strumenti a disposizione per provare eventuali illeciti” prosegue il sindaco pentastellato. Un rischio che per il primo cittadino di Augusta potrebbe trasformare il numero uno dei pm etnei in “una Cassandra che non può dimostrare quello che dice”. Un dato, però, è certo per Di Pietro. “Nei primi cinque mesi dell’anno il numero di arrivi ad Augusta è raddoppiato rispetto allo stesso periodo del 2016. Sono approdati 9mila migranti, un aumento che lascia spazio al sospetto di eventuali anomalie”. Insomma per Di Pietro non va certo messo in dubbio “l’opera meritoria” di associazioni come Medici senza frontiere o Save the Children. “E’ necessario fare dei distinguo – dice – e sarebbe anche giusto che queste associazioni, nel caso in cui abbiano dei sospetti su presunti illeciti, parlino”.
Tuttavia, è la tesi del primo cittadino, “il flusso maggiore di arrivi nelle coste della Sicilia è determinato anche dalla loro attività di recupero. Il Codice della navigazione prevede che siano condotti nei porti più vicini rispetto alle operazioni di salvataggio, che spesso non sono quelli siciliani”. C’è, infine, un’altra criticità. “Non c’è un criterio per ripartire le quote di migranti nei punti di sbarco – denuncia il sindaco -. I dati del ministero sono sconcertanti. Augusta è il primo porto italiano per numero di arrivi, nonostante non sia un hotspot, Taranto, identificato come tale, non ha ricevuto quest’anno neppure uno sbarco. Il fenomeno migratorio continua a essere gestito come un’emergenza senza alcuna programmazione e concertazione con i territori” conclude la pentastellata.