(AdnKronos) – “Chi, invece, ha la fortuna di non dover attraversare l’inferno sulla terra dovrebbe accogliere queste nuove vite come un dono che ci ricorda il prezioso valore di un cuore che batte e smettere di insinuare dubbi su ogni gesto di solidarietà – dice ancora il fotoreporter – affrontando un viaggio disumano per sfuggire alla miseria cui il luogo di nascita lo ha condannato, ma chiunque tenti di alleviare la sofferenza dei sopravvissuti viene attaccato. Ora è il turno delle Ong impegnate a pattugliare la zona Sar per prestare soccorso alle imbarcazioni in difficoltà: perché lo fanno, secondo quale occulto piano, da chi ricevono i soldi”. “Tutte domande legittime, ma è nella modalità con cui vengono poste che troviamo la differenza fra giustizia e giustizialismo – spiega Malavolta – Le aule di tribunale e le autorità competenti garantiscono giustizia. La querelle mediatica dove tutti sono liberi di dire qualunque cosa genera confusione e giustizialismo. Gettare ombre, sputare sentenze sommarie, screditare il lavoro e il sacrificio di chi si fa carico di una missione così delicata serve solo ad inasprire ulteriormente il già degradato (e degradante) dibattito sulla ‘questione’ migratoria”.
“Personalmente, vorrei riprendere una dichiarazione di Izabella Cooper, portavoce di Frontex che ha ribadito come ‘salvare vite umane non sia solo una priorità, bensì un obbligo internazionale per tutti coloro che operano in mare’ – dice ancora – Nemmeno se rinunciassimo alla nostra stessa umanità e ci risolvessimo a cuor leggero a far morire la gente in mare, potremmo farlo impunemente perché i nostri Stati hanno firmato e ratificato innumerevoli convenzioni che regolano il diritto del mare, i diritti umani, i diritti dei rifugiati e così via”.
“Ognuna di quelle convenzioni che disprezziamo, ognuna delle norme che stralciamo è stata scritta per garantire diritti fondamentali ed evitare di commettere nuovamente gli stessi errori – dice Malavolta – Rinunciare alle conquiste ottenute vuol dire andare incontro a epoche buie dai contorni difficili da prevedere”. Per Malavolta “Proprio l’obbligo di salvare chi è in pericolo in mare è sempre più stringente oggi a fronte dell’inasprimento delle condizioni generali: dai campi di detenzione in Libia dove approdano le persone dopo un viaggio infernale in mano a trafficanti senza scrupoli fino alle imbarcazioni pericolanti, sovraffollate e con pochissimo carburante”.