(AdnKronos) – In particolare, Francesco Arcuri “emergeva come colui che pianificava la spedizione punitiva, senza tuttavia parteciparvi di persona; Antonino Abbate emergeva come partecipante sia alla fase organizzativa sia alla fase esecutiva dell’aggressione e, nell’ambito di quest’ultima, con funzioni di individuazione della vittima e di copertura degli aggressori; Salvatore Ingrassia e Antonino Siragusa emergevano come partecipanti sia alla fase organizzativa sia alla fase esecutiva dell’aggressione e, nell’ambito di quest’ultima, con funzioni di copertura degli aggressori; Paolo Cocco emergeva come partecipante alla fase esecutiva e, in specie, come colui che trasportava sul luogo del delitto la mazza utilizzata per l’esecuzione, dando ausilio a Francesco Castronovo nell’aggressione”. E ancora: Francesco Catronovo emergeva “come partecipante alla fase esecutiva e, in specie, come esecutore materiale dell’aggressione, unitamente a Paolo Cocco”.
Le accuse di Chiarello nei confronti degli indagati risultavano assistite da molteplici e significativi riscontri di varia natura. Infatti, lo sviluppo delle attività investigative consentiva di acquisire indiscutibili fonti di prova in ordine alle responsabilità dell’omicidio Fragalà. “In particolare, Paolo Cocco era stato intercettato mentre confessava alla moglie di aver partecipato anch’egli all’omicidio; dopo aver trovato una microspia installata all’interno della sua abitazione, rassicurava Tantillo, in quel momento rappresentante della famiglia mafiosa di Borgo Vecchio, di non aver mai parlato in casa sua di un omicidio in cui erano coinvolti sia lui che il suocero Ingrassia”. E ancora, Castronovo veniva intercettato mentre, parlando dell’omicidio, riferiva alla cugina che fino a quel momento se l’era “scansata”.