Home Nazionale Mafia: arresti Trapani, vittima uccisa per sgarro a clan boss Messina Denaro

Mafia: arresti Trapani, vittima uccisa per sgarro a clan boss Messina Denaro

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Palermo, 6 lug. (AdnKronos) – Salvatore Lombardo, l’uomo massacrato a copi di pistola il 21 maggio del 2009 davanti a un bar di Partanna (Trapani), fu ucciso perché aveva fatto uno sgarro al clan del boss latitante Matteo Messina Denaro. E se gli esecutori materiali sono già stati arrestati e pure condannati e il presunto mandante è ancora sotto processo, oggi sono finiti in carcere altri due presunti complici del delitto. Un’operazione congiunta tra Polizia e Carabinieri che “mai come in questa occasione – come dice il Procuratore aggiunto di Palermo, Paolo Guido, oggi alla sua prima uscita ufficiale – hanno dimostrato di sapere collaborare insieme e utilizzare le diverse fonti probatorie per un fatto di sangue”. “Anche questo risultato – dice ancora Guido – è frutto di un lavoro di Polizia e Carabinieri che dà un segnale di un nuovo percorso di indagini”. Ecco il motivo per il quale accanto al magistrati sono seduti i vertici della Polizia giudiziaria di Palermo, dal Dirigente della Squadra mobile di Palermo Rodolfo Ruperti a quello di Trapani, Fabrizio Mustaro, dal Comandante del Ros, tenente colonnello Lucio Arcidiacono al Comandante del Reparto operativo di Trapani, maggiore Antonio Merola fino al Comandante del Nucleo investigativo di Trapani, capitano Diego Berlingieri.
Le indagini eseguite subito dopo l’omicidio di Lombardo avevano permesso di accertare che Lombardo era sottoposto all’obbligo di firma presso quel Comando alle ore 19 di determinati giorni, incombenza che aveva assolto anche quella sera per poi essere ucciso dopo essere tornato al noto bar di via XV Gennaio, dall’azione di fuoco di due sconosciuti.
Nell’immediatezza dell’omicidio furono acquisite le immagini riprese dalle videocamere di due esercizi commerciali, una gioielleria ed un fioraio, dislocati lungo il tragitto compiuto dalla vittima per andare e poi tornare dalla caserma dei Carabinieri. La visione delle immagini delle telecamere dei due esercizi commerciali aveva consentito di accertare come Lombardo, mentre si recava in caserma e mentre si allontanava, era stato seguito da vicino da a bordo di un’autovettura Volkswagen Polo di colore scuro, ed appurato successivamente compatibile con quella utilizzata dai killer dopo l’azione di fuoco. Ma l’attività investigativa esperita nei mesi a seguire non aveva consentito di individuare i responsabili dell’efferato delitto, né far luce sul suo movente ed il caso sembrava essere destinato a rimanere irrisolto. Poi la svolta a sorpresa.