(AdnKronos) – Il professor Bruno Gridelli, che ha scritto la postfazione racconta i rapporti con i pazienti riceventi. “Il più delle volte si crea un rapporto con loro ma non percepiamo lontanamente cosa voglia dire vivere in attesa di un trapianto – dice ancora Gridelli – Ne parliamo e sappiamo che è una sofferenza. Molte delle persone che vengono raccontate nel libro le conoscevo ma non sono mai stato dal’altra parte, mentre Ugo Bertotti lo ha saputo raccontare”. E racconta: “E’ stata un’esperienza che mi ha aiutato a capire di più quello che faccio – dice Gridelli – Credo che se c’è una cosa che ho capito invecchiando è che ognuno di noi vuole la stessa cosa: invece di concentrarci sulle differenze è meglio concentrarsi su ciò che ci accomuna e questo emerge dal libro”.
Molto commovente l’intervento di Hasan Awadk, il medico che si occupò di Selma: “Tra noi due si è instaurato un rapporto speciale – racconta emozionato – Il mojmento più difficile è stato quando ho dovuto dire ai familiari che non c’era più attività cerebrale e se volevano donare gli organi di Selma. Una vicenda umana che non dimenticherò mai”.