(AdnKronos) – (Adnkronos) – Nei paesi mediterranei, in particolare, la gestione dell’assistenza e della cura è affidata alle famiglie, con un impegno dello Stato molto minore rispetto ai paesi nordici. Per questo, in Italia è più diffuso il lavoro domestico rispetto alle strutture assistenziali: i lavoratori domestici in Italia sono il 3,5% di tutti gli occupati (contro l’1,0% della media Ue 28). Tuttavia, l’incontro tra domanda e offerta resta informale (in 6 casi su 10) e solo 1 famiglia su 10 riceve sovvenzioni pubbliche per il lavoro domestico. Anche qui, un maggiore sostegno pubblico porterebbe emersione e benessere per lavoratori e famiglie.
Il Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro Domestico del 2013 ha portato benefici concreti sia per le famiglie che per i lavoratori, introducendo maggiori tutele e garanzie. Tra le misure concrete apportate, l’assunzione per sostituzione, le precisazioni burocratiche, tutele per malattia e maternità, la regolarizzazione dei permessi e dei riposi, la risoluzione dei rapporti di lavoro e preavviso.
Altro passo in avanti è stata la Convenzione ILO 189/2011, che dà pieno riconoscimento al lavoro domestico e fornisce strumenti per il contrasto al lavoro nero.