(AdnKronos) – (Adnkronos) – “Sono dati comuni a tutto il Paese, pur con qualche variazione. Ed è curioso incrociarli con quelli di una recente indagine Eurostat, da cui emerge una sorta di paradosso – evidenzia Davide D’Onofrio, direttore di Confapi Padova – Da un lato l’Italia è il fanalino di coda in Europa per numero di laureati, perché solo il 25,3% degli italiani tra i 30 e i 34 anni ha un titolo accademico in tasca, rispetto alla media continentale del 38%”.
“Dall’altro, i pochi che riescono a raggiungere il traguardo faticano a trovare un lavoro o lo ottengono non in linea con il proprio curriculum: appena il 53,9% è occupato a tre anni dal titolo (rispetto all’82% della media Ue), mentre la metà dei giovani occupati a 5 anni dal conseguimento del titolo utilizza in misura ridotta o per nulla le conoscenze acquisite nel percorso di studi”, spiega.
“In alcuni settori, però, il numero di laureati “sfornati” è assolutamente insufficiente rispetto alle esigenze delle aziende. Un mismatch tra domanda e offerta che assume proporzioni drammatiche proprio nel settore manifatturiero. È chiaro che non si deve generalizzare, né quando si parla dell’offerta formativa universitaria, né se si allarga il ragionamento all’offerta formativa degli istituti professionali: nello specifico, l’Università di Padova è un’assoluta e riconosciuta eccellenza”, prosegue il direttore di Confapi Padova. “Allo stesso tempo, tuttavia, viene da chiedersi se le università stanno perdendo il proprio radicamento in una realtà che ha esigenze peculiari, e se ascoltano le esigenze delle imprese in misura adeguata”, conclude.