Palermo, 28 lug. (AdnKronos) – Un sistema giudiziario “improntato oramai ad un carrierismo sfrenato, arbitrario e lottizzatorio, che premia i sodali, asserve i magistrati alle correnti, umilia la stragrande maggioranza degli esclusi e minaccia l’indipendenza dei magistrati con la lusinga della dirigenza o la mortificazione di una vita da travet”. E’ il duro sfogo di Andrea Mirenda, un giudice veronese che, per protesta contro le scelte del Csm, come apprende l’Adnkronos, ha deciso di rinunciare a ricoprire l’incarico di Presidente di sezione e ha scelto di tornare a fare il giudice per occuparsi “degli ultimi della terra”.
Una decisione arrivata dopo mesi di dubbi. Il suo sfogo è stato raccolto dal gruppo ‘Autonomia&Indipendenza’ di Piercamillo Davigo, che lo ha accolto per acclamazione. Davigo e il suo gruppo da tempo portano avanti una battaglia, con denunce pubbliche, “contro le nomine correntizie dentro il Consiglio superiore della magistratura”. Di recente, Davigo l’ex pm di Mani Pulite e ora presidente della seconda sezione penale della Cassazione, ha lasciato la Giunta assieme a tutta la sua corrente (Autonomia e Indipendenza). In dissenso con le scelte “incomprensibili” del Consiglio superiore della magistratura sugli incarichi direttivi.