Roma, 1 feb. (AdnKronos) – “Ci sono diversi modi di uccidere un giornale. Si può decidere di farla finita con un taglio secco, una decisione chiara e netta, oppure si può decidere di lasciare che si spenga a poco a poco senza che nessuno faccia nulla. Per l’Unità, evidentemente, è stata scelta la seconda opzione”. Così in una nota il Cdr di L’Unità.
“Quella di oggi doveva essere la giornata delle decisioni: far vivere l’Unità (e quindi ricapitalizzare) o decretarne la fine mettendo l’azienda in liquidazione. Si è scelto -rileva il Cdr- di non scegliere e paradossalmente in qualche modo anche questa è una scelta. L’assemblea dei soci ordinaria che si sarebbe dovuta tenere questa mattina è stata rinviata al 10 febbraio. Si è scelto insomma di lasciar passare altro tempo senza dare risposte alla redazione che da mesi continua a porre domande precise e chieder garanzie per la sopravvivenza del quotidiano e il mantenimento dei livelli occupazionali”.
In questa vicenda, sottolinea il Cdr, “come abbiamo sempre detto, nessuno può credersi assolto. Sopratutto adesso. Non l’azionista di maggioranza, che in queste settimane ha eluso ogni confronto rispondendo con gli insulti e le minacce alle più che legittime istanze della redazione. Non il Partito Democratico, che nello stesso tempo non è andato oltre le rassicurazioni vuote sull’impegno per il futuro del giornale”.