Roma, 7 mar. (Labitalia) – Un anno passato lavorando e imparando a diventare “cittadini attivi”, ora non solo dell’Italia, ma anche dell’Europa. E’ il ‘nuovo’ Servizio civile universale (Scu) così come approvato recentemente dal Consiglio dei ministri. Il decreto permette già nel 2017, accanto all’attuazione del Servizio civile nazionale, di iniziare a definire gli strumenti concreti di realizzazione del Servizio civile universale. Si tratta, spiega a Labitalia il sottosegretario al Lavoro, Luigi Bobba, che ha ricevuto nel fine settimana le deleghe operative sul Servizio civile dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, “certamente di un cambiamento importante: il Servizio civile volontario è stato istituito più di 15 anni fa, nel 2001, e c’era bisogno di aggiornarlo e di fare quelle innovazioni che erano necessarie” (video).
Ma che significa il passaggio da Servizio civile nazionale a Servizio civile universale? “Il Servizio civile -spiega Bobba- continuerà a essere volontario, ma lo Stato si prende un impegno, in modo graduale, di dire di sì a tutti quei giovani che effettivamente vogliono fare il Servizio civile. Oggi siamo cresciuti nei numeri, ma non abbiamo ancora le risorse per dire di sì a tutti quei giovani che chiedono di fare questa esperienza di servizio per la comunità”, osserva Bobba. Le risorse assegnate per il 2017 sono di circa 257 milioni di euro e consentiranno l’ingresso di circa 48.000 giovani.
“La seconda novità importante -prosegue Bobba- è che il Servizio civile potrà essere svolto in parte (fino a 3 mesi) in un paese dell’Unione europea. Un Servizio civile, dunque, che si apre all’Ue, che ha un respiro europeo”. Terzo aspetto qualificante del nuovo asset, prosegue, è che “il Servizio civile, recependo una sentenza della Corte Costituzionale, sarà aperto anche ai giovani che non sono cittadini italiani, ma sono cittadini comunitari o extracomunitari purché siano regolarmente residenti nel paese”. “Quindi il servizio civile come inclusione in una cittadinanza attiva”, sottolinea Bobba.
“Poi, come quarto punto, avremo un servizio civile che si apre anche ai cittadini meno favoriti. Questo perché avendo finanziato un progetto speciale di Servizio civile col programma Garanzia Giovani, che ci sono tanti giovani (i cosiddetti ‘neet’) con meno opportunità, che rischiavano di non essere coinvolti in questa positiva esperienza”. Infine, come ultimo punto a favore del nuovo Scu, Bobba cita: “Produrrà un’attestazione delle competenze che i giovani hanno acquisito durante quell’anno di servizio, attestazione che potrà essere utile anche nei percorsi successivi. Infatti, da una recente ricerca è emerso che tra i giovani che ha fatto il Servizio civile ci sono anche maggiori opportunità di trovare un percorso professionale, un’attività lavorativa nei mesi successivi al servizio”.
Insomma, un Servizio civile che guarda di più al lavoro, ma che rimane sempre un’esperienza di volontariato. Da fare per almeno tre buone ragioni, spiega il sottosegretario al Lavoro: “La prima buona ragione, come si vede dalle ricerche che abbiamo fatto, è che i ragazzi fanno un’esperienza importante di formazione all’impegno civico e volontario. Diventano dei cittadini attivi, si prendono cura di qualche buona causa, si danno da fare per soggetti che sono più in difficoltà o comunque per problemi che riguardano la nostra comunità e questo nella formazione di una persona è un elemento importante”
Poi, aggiunge Bobba, “si fa comunque un servizio per una comunità, per un progetto, per delle realtà che si trovano in una situazione di difficoltà”. “Insomma si fa crescere qualcuno, si fanno acquisire diritti a chi non ha, si costruiscono delle nuove opere sociali. Infine, si può mettere nel proprio zainetto una qualche competenza, qualcosa per cui uno è stato messo alla prova, anche di carattere informale e trasversale, in modo da far sì che queste competenze si potranno ‘giocare’ nei successivi percorsi lavorativi”, conclude Bobba.