Cernobbio, 19 mar. (AdnKronos) – Tra il 2001 e il 2015 gli arrivi di turisti in Italia sono aumentati del 50%, raggiungendo la soglia di 3 milioni ma questi maggiori arrivi non si sono, però, tradotti in proporzionali incrementi di entrate a causa di una minore permanenza media (da 4,1 a 3,6 giorni) e delle conseguente riduzione del 35% della spesa pro capite reale (da 1.035 euro a 670 ero). Cio significa che dal 2001 al 2015 il nostro Paese ha ‘perso’ qualcosa come 38 miliardi di euro di entrate valutarie derivanti dal turismo internazionale. Questo il quadro fornito da Confturismo in occasione della 17ma edizione del Forum di Confcommercio che si sta tenendo a Cernobbio, sulle rive del lago di Como.
Per il trienno 2016-2018, tuttavia, le previsioni vedono una crescita degli arrivi da tutti i Paesi, soprattutto da Cina e Usa, mediamente del 3,6%. Analizzando gli arrivi per aree di provenienza il turismo internazionale in Italia è per il 70% di origine europea, tedeschi in tesa, con un aumento del peso dei paesi extra Ue con un contributo di oltre il 35% alla crescita del periodo. Confturismo sottolinea poi la crescita del turismo cinese divenuto in pochi anni il quinto mercato incoming dell’Italia e destinato a crescere ulteriormente nei prossimi anni.
Oltre il 60% degli arrivi internazionali in Italia, secondo Confturismo, è assorbito da quattro regioni: Veneto, Lombardia, Toscana e Lazio. Nel mezzogiorno le isole risultano più attrattive rispetto al continente. Tutti dati, quelli presentati da Confturismo, che per il presidente della confederazione aderente a Confcommercio, Luca Patanè “confermano che il turismo è l’unico sistema produttivo che continua a crescere in tutto il mondo, compresa l’Italia”.