(AdnKronos) – (Adnkronos) – L’aumento dei prezzi per le importazioni causato dalla reintroduzione dei controlli alle frontiere innalza in misura proporzionale il livello generale dei prezzi. Questi rincari incidono sul reddito reale di imprese e famiglie, che quindi consumeranno e investiranno di meno. Di conseguenza, per compensare l’aumento dei prezzi, si innesca la spirale che porta all’aumento dei salari. Ma i costi del lavoro maggiorati indeboliscono la competitività internazionale di un’economia, colpendo le sue esportazioni.
“Le prese di posizione “emotive” di molti rappresentanti della nostra classe politica, stimolate dagli attentati di Bruxelles e, prima, di Parigi, sono pericolose. E lo si capisce bene solo limitandosi a considerare queste cifre, che pure toccano solo in parte il problema complessivo dell’aggravio dei costi, perché non considerano la spesa diretta per il ripristino dei controlli e il danno indiretto che toccherebbe in particolar modo l’indotto turistico – commenta Davide D’Onofrio, direttore di Confapi Padova – Rinunciare al diritto ormai acquisito della libera circolazione di merci e persone, oltre a rappresentare un gigantesco fallimento politico, avrebbe anche pesanti conseguenze sulle economie nazionali”.
“Senza contare che dire addio a Schengen per timore di attacchi sarebbe il modo più semplice per darla vinta al terrorismo e alla paura. Questo non significa affermare che il problema terrorismo non esiste, ma far presente che può essere fronteggiato in altri modi, più mirati ed efficaci della chiusura delle frontiere e, soprattutto, meno dannosi”, conclude.