(AdnKronos) – L’esibizione dei tabulati telefonici, in sede di causa civile innanzi al tribunale del Lavoro tra la società KSM e un suo dipendente, aveva determinato il rigetto del ricorso del lavoratore e il suo licenziamento. Una vicenda, quella che ha portato ai domiciliari e poi all’obbligo di dimora di Basile, che prende il via da una relazione extraconiugale, di Basile con una ormai ex dipendente, una gravidanza, e due licenziamenti. Rosario Basile, secondo l’accusa, avrebbe costruito prove false per difendersi dalle accuse di minaccia, calunnia e violenza privata nei confronti di una ex dipendente di Ksm con cui ha avuto una relazione sentimentale. I pm sono convinti che, per potere arrivare al licenziamento della donna sarebbe stata simulata anche l’esistenza di una relazione con un collega. E per rendere credibile il tutto spuntarono dei messaggi. I due dipendenti hanno detto di conoscersi soltanto per ragioni di lavoro. Ed invece nel corso dell’interrogatorio di garanzia, i legali di Basile, si erano presentati con dei tabulati che contenevano decine di sms dal contenuto molto confidenziale che i due si sarebbero scambiati nel tempo. La donna, dunque, secondo la difesa, avrebbe mentito. In altre parole, Basile sarebbe rimasto vittima di un complotto dopo che dalla relazione con la donna era nato un figlio. L’esame del Dna disposto dal Tribunale civile dice che Basile al 99,9 per cento è il padre del bimbo. Lui stesso ha detto di essere pronto ad accettare la decisione dei giudici.
Ma per la Procura sono prove false. L’ex amante, che nel frattempo ha avuto il bambino, interrogata dai pm aveva detto: “Basile mi offrì molti soldi per non tenere il bambino, anche una partecipazione del 5 per cento delle sue proprietà”. “Una soluzione mai esplicata in maniera netta ed esplicita – ha ribattuto Basile ai magistrati – fu solo ventilata”. Sarebbero così’ iniziate le minacce: “Un giorno – ha racconta la donna ai carabinieri – vado negli uffici della Ksm per portare il certificato di maternità. Due uomini mi dicono di sedermi. Uno si presenta come Francesco Paolo Di Paola, il cugino dell’avvocato, dice: “La devi finire con questa storia del bambino perché sennò è peggio per te, se tu chiedi il test del Dna ed il test risulta positivo ti facciamo sparire il bambino e faremo di tutto per far risultare che fai la prostituta. Devi sparire dalla circolazione”. Parole pesanti. Fuori dalla porta c’è il padre della donna: i due uomini, uno è Di Paola, l’altro e un tale Antonino Castagna, gli consegnano una foto della figlia in topless. E dicono: “Non disturbate e non cercate più nessuno”.