Palermo, 3 nov. (AdnKronos) – Si è salvata soltanto grazie a un cadavere galleggiante che le ha permesso di aggrapparsi e di non annegare una delle due superstiti dell’ultima strage in mare nel Canale di Sicilia. A raccontarlo è la stessa donna, del Guinea, ricoverata presso la Guardia medica di Lampedusa. Con lei l’altra superstite, una giovane donna della Liberia di venti anni, che nel naufragio ha perso il figlio di appena due anni. A raccogliere le loro testimonianze è stata anche il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, che oggi ha fatto visita ai superstiti, all’hotspot e alla Guardia medica. Sarebbero complessivamente 249 le vittime dell’ultimo naufragio in mare, e solo 29 i superstiti che sono stati accompagnati all’hotspot di Lampedusa.
I 278 migranti sono partiti giorni fa dal porto di Tripoli, dopo essere stati tenuti sequestrati per circa due mesi, in un magazzino. Poi la partenza a bordo di due gommoni, anche se c’er mare alto e uno dei due gommoni imbarcava acqua. “Ma i profughi sono stati costretti con la forza a partire”, racconta il sindaco Giusi Nicolini.