Palermo, 22 gen. (AdnKronos) – C’erano due diverse versioni del rapporto Mafia-Appalti, l’indagine del Ros dei Carabinieri sul sistema di infiltrazione di Cosa nostra nelle commesse pubbliche in Sicilia, depositata al giudice Giovanni Falcone nel febbraio del 1991. A confermare l’ipotesi della Procura di Palermo, per la prima volta in un’aula di giustizia, è adesso l’ex Procuratore capo di Palermo, Gian Carlo Caselli, nel processo sulla trattativa tra Stato e mafia. Secondo Caselli, il Ros dei Carabinieri avrebbe ‘depurato’ il rapporto dai riferimenti politici. “Giovanni Falcone, a un certo punto, viene esiliato e costretto lasciare Palermo. E del fascicolo si occuparono i pm Guido Lo Forte e Giuseppe Pignatone, oltre a Roberto Scarpinato”, dice Caselli. Alla domanda del Procuratore aggiunto Vittorio Teresi che chiede quando venne consegnato il rapporto Mafia-Appalti, Caselli risponde: “La data esatta non me la ricordo”. Ma ricorda che “nella relazione a firma di Lo Forte e altri vengono evidenziate delle anomalie”. “Ricordo una campagna di stampa contro la Procura di Palermo che fu accusata di nefandezze varie – dice Gian Carlo Caselli – ci accusarono di avere insabbiato la posizione di vari politici nel cassetto e di non avere proceduto come si doveva. Una vicenda kafkiana. Noi leggevamo le notizie sui giornali, non sapevamo nulla”.
Secondo Caselli, a conferma dell’ipotesi dell’accusa, dal rapporto sarebbero spariti alcuni nomi di politici “di rilevanza nazionale”. Alla domanda su chi fossero i nomi dei politici i cui nomi sarebbero spariti dal rapporto, Caselli ha replicato: “Ricordo certamente Calogero Mannino, ma c’erano anche altri nomi”. E ribadisce: “C’erano due versioni del rapporto, una ufficiale data a Falcone, senza i nomi dei politici, e una non ufficiale, con i nomi di Salvo Lima, Calogero Mannino, Rino Nicolosi”.
La Procura di Palermo aveva citato le “anomalie” del rapporto mafia e appalti nel processo a Calogero Mannino, costola del dibattimento principale sulla trattativa Stato-mafia, in cui l’ex ministro è stato assolto. “Di Mafia e Appalti – aveva spiegato il pm Roberto Tartaglia – ne esistono due refertazioni: una data a Falcone e depurata dai riferimenti politici, l’altra già pronta e completa nel 1991, che però aveva seguito chissà quali canali occulti fino alle fughe di notizie trapelate sui giornali: solo che di quelle notizie non pubblicate sui quotidiani, la procura non ne era a conoscenza”. La Dda è convinta che ci siano due versioni del rapporto: un’informativa più leggera consegnata dal Ros senza i nomi dei politici, nomi pesanti come quelli di Salvo Lima, Rino Nicolosi e lo stesso Mannino, cancellati dal rapporto, nonostante agli atti ci siano già dalla fine del 1989 diverse intercettazioni telefoniche.