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Lusso: Schroders, Hong Kong non più meta preferita per shopping cinese

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Milano, 28 gen. (AdnKronos) – Hong Kong non è più la meta preferita per lo shopping cinese di lusso. Secondo Anthea Arff-Pettersen, analista di Schroders, vari sono i fattori: “la campagna anti-corruzione attuata da Pechino, l’ostilità dei residenti di Hong Kong verso i visitatori cinesi, le fluttuazioni valutarie, il cambiamento delle destinazioni di viaggio e delle preferenze dei consumatori. L’allentamento dei requisiti per il visto, insieme a un maggior reddito disponibile e tassi di cambio favorevoli – evidenzia – ha dato una spinta eccezionale al turismo cinese in Europa, Giappone e Corea del Sud. In molti casi, queste destinazioni possono offrire uno shopping ancora più vantaggioso rispetto a Hong Kong, oltre a esperienze culturali più variegate”.
In passato, invece, “Hong Kong era la meta preferita. L’introduzione dell’Individual Visit Scheme nel luglio del 2003 ha segnato l’inizio di un decennio di crescita senza precedenti dei viaggi dei cinesi a Hong Kong”. Ora, dieci anni dopo, “non ci sono segnali che la crescita stia ripartendo: le vendite al dettaglio hanno perso il 3% a/a nei primi undici mesi del 2015. Ciò è in particolar modo significativo per le società dei beni di lusso, giacché i cinesi rappresentano una porzione rilevante della loro base di clientela”.
Ora le aziende del lusso si trovano a fronteggiare questa nuova realtà. Secondo Schroders “l’esecuzione dei processi gestionali sarà cruciale per affrontare gli squilibri nella determinazione dei prezzi a livello globale e una possibile razionalizzazione nelle reti di negozi. E’ sempre più evidente che il settore dovrà dimostrarsi più agile in futuro, in modo da poter far fronte alle fluttuazioni valutarie, al cambio nelle destinazioni di viaggio e all’aumento degli acquisti online”. Certo è che “con un futuro incerto, emergeranno opportunità di investimento. Crediamo che identificare le società pronte ad affrontare lo squilibrio dei prezzi, che hanno la flessibilità di rispondere ai cambiamenti nella localizzazione della domanda finale e un’offerta digitale che consenta di partecipare alla crescita della domanda online, permetterà – conclude l’analista – di ottenere i rendimenti migliori”.