(AdnKronos) – Ma è ancora più importante, spiega il presidente di Assinform, “procedere sul fronte del coinvolgimento della piccola impresa. Non è pensabile che una fascia che occupa la gran parte dei lavoratori ed esprime più del 50% del pil rimanga ai margini dell’evoluzione digitale. Creare le condizioni perché anche il piccolo imprenditore avverta la responsabilità di innovare e di integrarsi in filiere digitali è fondamentale: anche un minimo incremento d produttività, visto il peso della piccola impresa in Italia, è destinato a produrre effetti di assoluta rilevanza”.
E’ importante, rileva Santoni, “creare le condizioni perché ciò avvenga, superando l’approccio basato sui soli incentivi fiscali e lanciando programmi di politica industriale inizialmente concentrata su settori a potenzialità elevata ma compressa, a partire dal turismo e dell’agroalimentare. Così si potrà affrontare lo squilibrio territoriale che si va formando anche sul fronte del digitale, e che va risolto facendo leva sull’imprenditorialità. Un’idea che Assinform sta già condividendo con Confindustria”.
Infine, aggiunge Santoni, “dobbiamo guardare alle competenze, da intendersi non solo come capacità tecniche, ma di comprensione delle opportunità del digitale. Esiste un gap tra domanda e offerta di profili specializzati nelle nuove tecnologie Ict e nei nuovi business digitali, dal business analyst al data scientist, e così via. Ci sono moltissimi posti di lavoro che non si riesce a coprire per mancanza di skill e di mentalità. È urgente intervenire sul sistema della formazione, andando a vedere non solo le modalità di funzionamento della scuola o le metodologie didattiche – fronti sui quali i programmi Buona Scuola e Scuola Digitale meritano il plauso – ma anche i contenuti, senza aver paura del dialogo tra mondo dell’istruzione e mondo dell’impresa”.