(AdnKronos) – Un’esigenza richiamata anche nei giorni precedenti dal Capo dello Stato “in nome dell’interesse generale del Paese nelle attuali difficili vicende finanziarie internazionali. Subito dopo la conclusione dei suddetti adempimenti, nei tempi definiti nelle competenti sedi delle Conferenze dei capigruppo”, si sarebbe proceduto all’esame della mozione di sfiducia, alla quale si accompagnava la richiesta del premier di rendere comunicazioni al Senato e alla Camera.
Napolitano auspicò “una costruttiva intesa in proposito tra i presidenti e tra gli organismi rappresentativi dei due rami del Parlamento”. La mozione di sfiducia fu poi respinta a dicembre.
Come detto, lo stesso Napolitano nei giorni precedenti all’incontro con Schifani e Fini aveva ricordato che “ci si regolò analogamente nelle vicende di fine anno 1994”. Anche allora era alla guida del governo Berlusconi e di fronte alla crisi per la presentazione di mozioni di sfiducia dopo l’abbandono della maggioranza da parte della Lega, si aspettò l’approvazione della Finanziaria, prima che il presidente del Consiglio, il 22 dicembre, salisse al Colle per le dimissioni.