Palermo, 18 ott. (AdnKronos) – “Cala il sipario sulle annunciate dimissioni del Sindaco di Licata. Angelo Cambiano, ovviamente, non si dimetterà. Ma cosa ha fatto desistere il sindaco dal suo proposito? Sembrerebbe la promessa di esponenti del governo nazionale e regionale di istituire un tavolo permanente che dia luogo ad un “Patto per Licata”, con interventi straordinari sulle varie emergenze cittadine. In altri termini, la presunta promessa di fare arrivare soldi a Licata. Quanti tavoli di questo tipo hanno storicamente raggiunto l’obiettivo e fatto arrivare soldi?”. Inizia così una lunga lettera firmata da tredici consiglieri comunali di Licata (Agrigento) dopo l’annuncio del ritiro delle sue dimissioni annunciate nei giorni scorsi. I consiglieri attaccano Cambiano e ribadiscono che “mentre Cambiano va nei talk la città è paralizzata e sprofonda”. “Se poi consideriamo le cose che si dovrebbero finanziare i dubbi aumentano. Qualcuno riesce ad immaginare davvero che la UE lascerebbe finanziare le attività produttive in spregio alle regole sulla concorrenza? – scrivono i firmatari- Il sindaco omette di ricordare che, per esempio, siamo stati esclusi dal “Patto per la Sicilia” perché il Comune non ha presentato nessun progetto quando avrebbe dovuto e non per colpa dell’odiata politica”.
“Ma per ritornare al tema, si è invocata equità chiedendo che si demolisse ovunque e non solo a Licata, ma in realtà si pensava di fermare le ruspe. Il sindaco simbolo della lotta all’abusivismo edilizio, che minaccia dimissioni se la regione approva l’emendamento “Fazio”, vuole che la regione prenda provvedimenti risolutivi ed immediati. In altri termini il sindaco avrebbe voluto fermare le ruspe nelle more di questi fantomatici provvedimenti, senza neppure chiederlo per evitare di sporcare il suo vestito lindo di “nuovo” paladino della legalità”, scrivono nella lettera i tredici firmatari, tra cui Pd, Ncd e Lista Civica.
“Ma cosa ha ottenuto in concreto il sindaco dopo un altro atto di questa commedia? Ha ottenuto, e non poteva essere altrimenti, che a Licata si continuasse a demolire mentre altrove sono ancora a caccia delle risorse – dicono i consiglieri – ha ottenuto la promessa di un tavolo di discussione (non si è mai negato a nessuno) su Licata ed una convocazione a Palermo; ha ottenuto un’altra puntata da Giletti (con buona visibilità mediatica personale); ha ottenuto un maggiore isolamento della città rispetto agli altri comuni del comprensorio. Quindi il sindaco rispetto al tema delle demolizioni non ha ottenuto nulla e rispetto ai bisogni della città ha ottenuto una promessa difficilmente realizzabile e che, dopo il referendum costituzionale, potrebbe essere carta straccia”.