(AdnKronos) – Certo, aggiunge Wade, “restano i timori sulla bassa inflazione e sul rischio di contagio dei più alti tassi di interesse Usa verso i mercati emergenti. Tuttavia, i dati modesti sull’inflazione sono conseguenza dei bassi prezzi energetici (che consideriamo un elemento positivo per l’economia), mentre i rischi di contagio sono sempre presenti e, se i tassi non fossero rialzati, potrebbero solo aumentare”.
“Il fattore che ci porta a propendere per un rialzo dei tassi di interesse a settembre – continua Wade – è il rafforzamento del dollaro. Sebbene un biglietto verde forte sia stato incluso nelle nostre previsioni, non ci aspettavamo un rialzo della portata vista da inizio anno. Il risultato è che le condizioni monetarie si sono irrigidite più delle attese, ponendo una pressione ribassista sull’attività. In particolare, i prezzi dei beni importati saranno più bassi, impattando così sull’inflazione core e dando alla Fed maggior spazio di manovra sulla stretta monetaria”.
“Crediamo ancora – conclude Wade – che i tassi debbano essere incrementati, poiché l’economia a stelle e strisce sta tornando alla normalità, con la disoccupazione vicina al punto di equilibrio e la ripresa della crescita del credito. Tuttavia, chiaramente la Fed è felice di essere cauta e di continuare a offrire liquidità per un altro po’ di tempo”.