Home Nazionale Università: Sironi, mobilità sociale frenata da ostacoli a istruzione

Università: Sironi, mobilità sociale frenata da ostacoli a istruzione

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Milano, 10 nov. (AdnKronos) – L’Italia “è uno tra i Paesi che combinano maggiore diseguaglianza economica e minore capacità di favorire la mobilità intergenerazionale fra classi sociali. Una situazione iniqua e un’ipoteca sul futuro, poiché al divario di ricchezza attuale, derivante dalle condizioni della famiglia di origine, si cumula il divario delle opportunità che consentono di migliorare la propria condizione futura”. Ad evidenziare uno dei problemi sociali più insidiosi del nostro Paese è il rettore dell’Università Bocconi di Milano, Andrea Sironi, inaugurando l’anno accademico 2015-16.
L’istruzione universitaria, continua Sironi, “è lo strumento più efficace per invertire” questa pericolosa tendenza, come dimostrano i dati Ocse, per i quali “i laureati hanno maggiori probabilità di essere occupati (più dell’80% degli adulti laureati lavora, contro meno del 60% dei diplomati) e di guadagnare di più: facendo 100 il reddito di un diplomato, chi ha un titolo di studio inferiore al diploma guadagna 76, chi ha una laurea guadagna 159”.
Eppure, prosegue il rettore della Bocconi, in Italia “l’accesso all’istruzione superiore è frenato da ostacoli di natura economica e culturale. Le analisi empiriche mostrano come sia i risultati scolastici sia la probabilità di abbandono degli studi siano significativamente correlati con la situazione economica della famiglia. Ad esempio, solo il 12,5% dei giovani appartenenti ai ceti meno abbienti raggiunge la laurea, contro più del 40% dei giovani del ceto medio”.
Gli effetti di queste asimmetrie, continua Sironi, “sono evidenti. Nel 2013 la percentuale di laureati nella fascia 30-34 anni di età era pari al 22,5%, ben al di sotto della media dell’Ue, pari al 37,1%, e assai lontano dall’obiettivo del 40% fissato da Europa 2020. Dal 2003 al 2014 le immatricolazioni in Italia si sono ridotte di oltre il 20%. Nel confronto internazionale, il numero dei diplomati che in Italia proseguono gli studi è oggi sensibilmente più basso: meno di 50 su 100, rispetto a 55 in Germania e Spagna, 70 nel Regno Unito e più di 80 negli Usa”.
In Italia, inoltre, “il diritto allo studio, così come configurato oggi, presenta effetti distorti: non premia sufficientemente il merito ed è vulnerabile a fenomeni di evasione ed elusione fiscale. Queste distorsioni – aggiunge il rettore – rendono l’università poco accessibile per i meno abbienti e ingiustificatamente generosa per i più benestanti, ne indeboliscono l’attrattività per i più meritevoli e penalizzano la percezione del valore dell’investimento ad essa associato. Ne risulta limitata la capacità del sistema di promuovere la mobilità sociale”.
Pertanto, conclude Sironi, “in Bocconi ci siamo posti come obiettivo prioritario quello di potenziare le opportunità di accesso per giovani motivati e di valore di tutto il Paese, indipendentemente dalle condizioni economiche e sociali di partenza, accrescendo gli investimenti in borse di studio, esenzioni e altre forme di agevolazione”.