Roma, 29 dic. (AdnKronos) – “La polemica contro la stepchild adoption nella legge sulle unioni civili è del tutto strumentale. Riconoscerla non è un modo per aprire surrettiziamente alla maternità surrogata, ma per riconoscere i diritti di minori che, in sua assenza, sarebbe condannati per legge a essere strappati al contesto familiare, in cui hanno vissuto fino alla morte del genitore naturale”. Lo scrive su Facebook il senatore e sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova.
“Proibire l’adozione del figlio del partner legittimo, anche nel caso di coppie omosessuali, non significa dunque scongiurare il ricorso all’utero in affitto, ma -aggiunge- stabilire che bambini e ragazzi, rimasti orfani del padre o della madre, debbano essere espulsi con la violenza dal nucleo di affetti e di relazioni con cui hanno condiviso, spesso dalla nascita, le fondamentali esperienze di vita, quando invece l’obiettivo da perseguire, nel loro interesse, è che i partner siano entrambi coinvolti, e tenuti giuridicamente, alla loro cura”.
“Sul tema della maternità surrogata, che in Italia non è consentita, né, si badi bene, lo diventerebbe con l’approvazione del ddl Cirinnà ci sarà modo di confrontarsi sulla base della normativa vigente (che la vieta) e delle esperienze internazionali. Ma porre il no alle stepchild adoption come pre-condizione per proseguire l’esame della legge sulle unioni civili non può essere accettato. Bene ha fatto Renzi -conclude Della Vedova- a non cedere ai diktat su questo punto”.