Padova, 28 ott. (AdnKronos) – Le recenti notizie di stampa sull’inclusione della carne lavorata nel gruppo degli alimenti a maggior rischio per il tumore del colon-retto e probabilmente per quello allo stomaco, da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, richiamano ad argomenti cui lo Iov (Istituto Oncologico Veneto) dedica, da tempo, studi specifici ed attenzione da parte dei suoi specialisti.
A tal proposito un recente studio eseguito presso l’Iov, dello scorso settembre, evidenziava anche la correlazione tra assunzione di carni lavorate e rischio di cancro dell’esofago. Lo studio, pubblicato sul European Journal of Nutrition, provava che una dieta povera di carne conservata, oltre che ricca di frutta e associata a attività fisica, può proteggere le persone con reflusso gastroesofageo dallo sviluppare sia una lesione precancerosa detta “Esofago di Barrett” sia lo stesso adenocarcinoma dell’esofago.
In particolare era stato osservato che nei 107 soggetti studiati, “la carne conservata (in scatola, sotto forma di salumi, wurstel etc) veniva consumata frequentemente dal 90% di coloro con adenocarcinoma dell’esofago, il 64% con esofago di Barrett”. Lo studio era stato condotto dal dr. Stefano Realdon, Dirigente medico presso l’Uo di Endoscopia dell’Istituto Oncologico Veneto.