Milano, 3 giu. (AdnKronos) – “Il led oggi non ha una identità forte, tant’è che l’azienda di luci che disegnerà la ‘nuova Tolomeo’ o la ‘nuova Tizio’ a led vincerà l’Enalotto”. Cecilia Fabiani, esperta di design, giornalista e docente universitaria, spiega così come può nascere una tendenza in un’epoca in cui di grandi innovazioni se ne vedono poche. E’ il materiale, o meglio l’identità che si può dare a quel dato materiale, che fa la differenza e che segna un nuovo passo avanti nel mondo del design. Accade così da sempre, ovvero che la creatività vive un momento di ‘letargo’ fino a quando si scopre un nuovo materiale che dà vita e spazio a nuove invenzioni e opportunità creative. Il materiale oggi c’è. Manca l’idea che, c’è da scommetterci, arriverà.
“Il 1968 – ricorda Fabiani – ha rappresentato uno spartiacque nel design, basti guardare le sedute di imbottiti e sedie. La rivoluzione sessuale e culturale ha portato con sé anche una rivoluzione nel design: sono nate la poltrona gonfiabile Blow di De Pas, D’Urbino e Lomazzi, la poltrona Sacco di Zanotta”. Insomma, “un tempo i prodotti nascevano in base a cambiamenti che avvenivano nella società e anche questo è legato al fatto che in Italia, quando si parla di design, non si intende industrial design, ma principalmente il mobile e le lampade. Negli Stati Uniti e in Germania, invece, ci si riferisce a un’ampia gamma di prodotti, dallo scarpone da sci alla macchina industriale”.
In Italia il mobile e le luci identificano il design, proprio “perché molto legate a questo concetto di cambiamento della società: il design è la rappresentazione del cambiamento società. Oggi, in assenza di grossi cambiamenti culturali, di fronte a un evolversi positivo della società, manca questa rottura e, per questo, le tendenze non nascono”.