Roma, 5 mar. (Labitalia) – Senza la realizzazione delle opere infrastrutturali prioritarie, saranno oltre 800 miliardi di euro i ‘costi del non fare’ tra il 2014 e il 2030 a carico dell’intero Paese. A dirlo è il rapporto dell’osservatorio dei ‘Costi del non fare’ che, attraverso una metodologia sviluppata dai ricercatori Agici, valuta gli impatti economici, sociali e ambientali dei ritardi nella infrastrutturazione del nostro Paese.
Il rapporto è stato al centro oggi dell’evento ‘#Giùlemanidaicantieri. Per una nuova legge sugli appalti’, promosso dalla Fillea e dalla Cgil nazionale a Roma al centro congressi Frentani.
Lo studio 2014, accanto alla consueta identificazione delle priorità infrastrutturali del Paese e al calcolo dei costi che gravano sulla collettività per la loro mancata/ritardata realizzazione, estende l’analisi al miglioramento delle performance delle infrastrutture esistenti e avanza proposte per il loro. Per il 9° rapporto, quindi, la mancata realizzazione delle opere prioritarie in Italia, nel periodo 2014-2030, potrebbe generare oltre 800 miliardi di euro di ‘costi del non fare’. Di questi 124 miliardi di euro nei settori ambiente ed energia, 260 miliardi di euro nei trasporti e logistica e 425 miliardi di euro nelle tlc.
Secondo il rapporto, nell’energia, non realizzare 24.000 MW di impianti di generazione, 5.430 km di reti di trasmissione, 162 stazioni elettriche e di un rigassificatore da 8 G(m3) potrebbe generare ‘costi del non fare’ per quasi 70 miliardi di euro. E la mancata realizzazione di circa 28 impianti di termovalorizzazione costerebbe al Paese oltre 4 miliardi di euro in 17 anni.
Per lo studio, è necessario costruire 1.300 km di nuove autostrade e ampliamenti per evitare costi di oltre 84 miliardi di euro. Le sfide del settore delle ferrovie sono sviluppare linee ad Alta Velocità e convenzionali per velocizzare il Paese, facilitare i collegamenti, offrire maggiore qualità del servizio di trasporto e favorire il trasferimento modale delle merci.
E per l’indagine ammontano a 72 miliardi di euro di costi della logistica senza l’utilizzo efficiente degli interporti e il rilancio della competitività dei porti.
Per l’osservatorio, serve un adeguato piano di interventi prioritari per garantire la qualità e l’efficienza della risorsa e del servizio idrico. Tali interventi eviterebbero costi pari a 49 miliardi di euro. E la banda ultralarga è prioritaria per il Paese, con 425 miliardi di potenziali benefici. Il mancato miglioramento delle performance delle infrastrutture mediante interventi di ammodernamento, efficientamento e upgrade tecnologico dell’esistente genera ‘Costi del non fare’ pari a circa 18,5 miliardi di euro al 2030.
Per l’osservatorio, al fine “di evitare costi del non fare così ingenti, è necessario che gli investimenti siano concentrati in opere e interventi davvero prioritari: maggiore produzione di energia da fonti rinnovabili, potenziamento della rete di trasmissione, adeguata capacità di rigassificazione, sufficiente capacità di termovalorizzatori per uno smaltimento efficiente dei rifiuti, sviluppo delle infrastrutture logistiche e di trasporto per un efficiente e rapido spostamento di persone e merci, qualità e modernizzazione delle reti idriche e degli impianti di depurazione, diffusione delle reti a banda ultralarga con relativo miglioramento dei servizi ad esse connessi”.