(AdnKronos) – “Il ricordo della vittoria, la giusta e doverosa rivendicazione orgogliosa dei tanti atti di grande valore e di nobile eroismo compiuti dai soldati italiani, la memoria delle loro sofferenze e dei loro sacrifici -afferma il Capo dello Stato- hanno costituito e costituiscono patrimonio condiviso. Proprio il loro richiamo non consente di lasciare in ombra alcune pagine tristi e poco conosciute di quegli anni di guerra. Pagine che riguardano anche il funzionamento, in qualche caso, dei tribunali militari e la cosiddetta ‘giustizia sommaria’. Una prassi che includeva la fucilazione immediata, senza processo, e persino il ricorso –sconcertante, ma incoraggiato dal comando supremo– alle decimazioni: soldati messi a morte, estratti a sorte, tra i reparti accusati di non aver resistito di fronte all’impetuosa avanzata nemica, di non aver eseguito ordini talvolta impossibili, di aver protestato per le difficili condizioni del fronte o per la sospensione delle licenze”.
Mattarella, citando studi di Irene Guerrini e Marco Pluviano, ricorda “almeno 300 episodi di giustizia sommaria. Un numero probabilmente in difetto, che si aggiunge alle 750 sentenze capitali eseguite per ordine di Tribunali militari. L’esercito italiano si colloca al secondo posto –dopo quello russo, colpito però da ingenti rivolte di massa– per numero di fucilati. In Europa sulla vicenda dei condannati a morte si è steso, per lunghissimi anni, il velo dell’oblio. Solo di recente alcuni Paesi, come la Francia e l’Inghilterra, hanno affrontato questa dolorosa questione, restituendo i fucilati alla storia e alla memoria nazionale”.
E “nel luglio dello scorso anno, dopo un’inchiesta del quotidiano ‘Avvenire’, si è attivato anche il governo italiano. Il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha insediato una commissione di studi sul comportamento e sul morale dei soldati italiani durante la Grande Guerra, affidandone la guida all’equilibrio del professor Arturo Parisi”. (segue)