(AdnKronos) – Il sistema – attraverso la maggiorazione del valore dei beni elettromedicali oggetto della convenzione – avrebbe consentito alla società al centro dell’inchiesta “il conseguimento di ingiustificati proventi maggiorati rispetto all’effettivo valore del servizio realmente effettuato, con conseguente danno economico, sia per l’azienda ospedaliera appaltante, sia per l’intero sistema sanitario regionale”.
L’attività di analisi degli uomini della Gdf ha consentito di accertare che a fronte di un valore dei beni pari a 15,5 milioni di euro, venivano fatti confluire nell’appalto, a seguito di una sovrastima, un valore pari a 36 milioni di euro, il doppio del valore contabile effettivo. Di conseguenza, tale sopravalutazione avrebbe permesso anche il raddoppio del relativo canone di appalto, a carico delle finanze pubbliche.
Gli accertamenti investigativi fatti dal 2010 al 2014 “hanno permesso di verificare che l’azienda ospedaliera Sant’Antonio di Gallarate, a fronte di un canone realmente dovuto pari a poco più di 2 milioni di euro, ha corrisposto alla società esecutrice del servizio, un canone complessivo riscontrato pari ad euro 4.895.526,97, con una differenza pari a ben 2.547.475,84, la quale costituisce il profitto illecito conseguito dalla società e, pertanto, un paritetico danno economico per l’ente pubblico”. (segue)