Roma, 30 apr. (Labitalia) – Rendere possibile lo sciopero nei servizi pubblici essenziali solo dopo un referendum sindacale che approvi la proposta con almeno il 51%. “E’ l’ipotesi che ha lanciato oggi il ministro Delrio -dice a Labitalia Roberto Pessi, giuslavorista e prorettore alla didattica della Luiss Guido Carli-.Si tratta di un’ipotesi del tutto legittima e che si può fare, perché la Costituzione dice che il diritto di sciopero si esercita nell’ambito della legge che lo regolamenta. Tra l’altro la materia dello sciopero nel trasporto pubblico è stata oggetto di varie sentenze della Corte Costituzionale, che hanno dato ragione alla regolamentazione”.
Un’ipotesi legittima, dunque, spiega Pessi “ma che rischia di avere scarsa efficacia”. Il motivo è che “il referendum, in presenza di interessi corporativi forti e con voto segreto, può facilmente essere proclamato e vinto anche da una sigla minoritaria”.
“Se durante un rinnovo contrattuale, -porta ad esempio Pessi- una piccola sigla rivendica 100 euro di aumento a fronte dei 50 rivendicati dai grandi sindacati, tutti vanno a votare per lo sciopero sui 100 euro. E il problema si ripropone. Ecco perché la Germania ha messo uno sbarramento al referendum al 75%. E’ una quota alta e più difficile da raggiungere”. Insomma, si ripresenta ancora una volta il tema della rappresentatività sindacale. “Il problema è infatti: chi deve proclamare lo sciopero? -osserva Pessi- Occorrebbe specificare nella nuova norma che la sigla che indice la protesta abbia almeno il 30% di rappresentanza, ora verificabile grazie all’accordo tra sindacati e Inps”.