(AdnKronos) – Nel corso dell’omelia l’Arcivescovo di Milano ha sottolineato come quel grido sia “il grido della nostra impotenza a sfondare la porta del male inspiegabile ed ingiustificabile, dell’angoscia per non riuscire a difendercene, per l’impossibilità di evitarlo… Ma dev’essere anche il grido di dolore per l’incapacità personale di evitare il peccato”.
L’Arcivescovo ha spiegato poi che “Gesù toccò il fondo della sofferenza dell’uomo, di ogni uomo. Perché? Perché fece la più terribile esperienza possibile di dolore. Quello dell’estraneità radicale propria del peccatore”. E ricorda che “Dio ci ama per primo, in ogni istante come se fosse l’ultimo istante. Vivere con questa certezza significa gustare le primizie della resurrezione”.