Home Nazionale Palermo: Mattarella ‘battezza’ la riproduzione della Natività del Caravaggio (2)

Palermo: Mattarella ‘battezza’ la riproduzione della Natività del Caravaggio (2)

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(AdnKronos) – Caravaggio arrivò in Sicilia nell’ ottobre 1608, dopo la fuga dal carcere di Malta, dove era stato richiuso con l’accusa di omicidio colposo per la morte di Ranuccio Tommasoni, un giovane artista che aveva ucciso in una rissa a Roma due anni prima. In Sicilia, ha creato tanti capolavori, una di queste opere, però, era legata ad un destino ancora avvolto nel mistero: La Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi dipinta dall’artista nel 1609 conservata a Palermo, nell’Oratorio della Compagnia di San Lorenzo.
La notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969, ladri tuttora ignoti entrarono nel sacro luogo e lo saccheggiarono, secondo alcuni testimoni fuggendo poi con una moto Ape. Chi fu il responsabile del furto? Sono state fatte varie ipotesi. Inizialmente si pensava che il dipinto fosse stato rubato per essere venduto al mercato nero (il prezzo dell’epoca si aggirava sul miliardo di lire). Seguirono altre ipotesi, tra cui quella che i ladri dell’opera, non riuscendo a vendere il celebre capolavoro, provarono a introdurlo sul mercato dopo averlo tagliato in sezioni più piccole. Neanche questa ipotesi è mai stata confermata.
Nel 1980 il giornalista britannico Peter Watson riportò la vicenda della tela sulle cronache di tutti i giornali dichiarando che a Laviano, in provincia di Salerno, era venuto in contatto con un mercante d’opere d’arte che gli propose di acquistare proprio la Natività del Caravaggio. Il giornalista, sotto falso nome, aveva fissato un incontro con i ricettatori la notte del 23 novembre 1980, incontro che però non avvenne mai a causa del terremoto che proprio quella sera sconvolse la Basilicata e la Campania. Si pensò dunque che l’opera fosse andata distrutta con il terremoto. Un’altra domanda senza risposta, una ipotesi sulla quale gli investigatori non hanno trovato alcuna prova. La pista mafiosa emerse negli anni ‘90. Furono due figure di primissimo piano dell’organizzazione criminale, Giovanni Brusca e Francesco Marino Mannoia, divenuti collaboratori di giustizia, a riportare in primo piano il furto della Natività: durante il processo a Giulio Andreotti, Mannoia rivelò di aver gestito molti dipinti rubati, opere di Guttuso, Antonello da Messina e Caravaggio.