Certamente, gli ultimi avvenimenti terroristici hanno fatto “alzare gli scudi” per la sicurezza anche al mondo UE del gioco, poiché è stato reso noto che quelle organizzazioni usano, per comunicare tra loro le iniziative ed i programmi, non più i cellulari, ma internet “insinuandosi” in chat con particolare furbizia.
Riescono ad entrare persino sul PlayStation Network e nei siti italiani legali AAMS di Casino online ed a comunicare con semplici messaggi di testo indirizzati ad una o più persone. Sony, azienda che produce il sistema e gestisce il relativo “could” e che ne può dare l’accesso ad un pool di investigatori, può far controllare e rintracciare i messaggi in modo sufficientemente semplice. Intercettare le comunicazioni “criminali” significa “infiltrarsi” all’interno di comunità online sospette per svolgere un lavoro di intelligence del tutto similare a quello dei servizi segreti.
Ovviamente, non tutte le infrastrutture dei giochi online passano da Sony: quindi, il terreno per gli investigatori per vigilare sul comportamento dei criminali che approfittano dei giochi sarebbe un terreno assolutamente “accidentato e difficile”. Ma Sony a questo proposito e relativamente ai possibili incroci malavita-giochi-orari-partite-server proprietari come si esprime e cosa pensa? Risponde con un’ammissione cioè che i sistemi veramente potrebbero essere usati per scopi terroristici: quello che si può fare, da parte di Sony e degli altri proprietari dei server è incoraggiare gli utenti e le aziende di videogame a segnalare qualsiasi comportamento sospetto.
Peccato che la PlayStation sia solo uno degli innumerevoli percorsi in cui si possono scambiare messaggi in codice: anche su Twitter e facebook si possono creare codici infiniti.