Milano, 12 dic. (AdnKronos) – Divisi sulla verità per l’omicidio di Chiara, ma uniti da un’attesa lunga più di otto anni: la famiglia Poggi e Alberto Stasi aspettano lontani dalle telecamere la sentenza della Cassazione che è chiamata a mettere fine – salvo nuovi colpi di scena – a una richiesta di giustizia iniziata il 13 agosto 2007, quando il corpo senza vita della 26enne fu trovato dall’allora fidanzato nella villetta di via Pascoli a Garlasco (Pavia). E’ in quella stessa abitazione, in queste ore in cui i giudici sono riuniti in camera di consiglio, che mamma Rita Preda, papà Giuseppe e il figlio Marco aspettano di sapere se esiste un colpevole per il delitto di Chiara oppure il suo caso finirà tra quelli irrisolti.
E in silenzio, accanto a mamma Elisabetta dopo che papà Nicola è morto la notte di Natale del 2013, Alberto Stasi attende di conoscere il suo futuro: se potrà davvero ricominciare a sentirsi un uomo libero oppure se lo attendono 16 anni di carcere. In caso di condanna da parte dei giudici, “è pronto a costituirsi” fanno sapere i suoi avvocati. Nessuno sa se l’imputato ha trascorso la notte in via Carducci, poco distante da casa Poggi, oppure se abbia preferito allontanarsi da un paese preso d’assalto da giornalisti e telecamere.
Oggi, in fondo, è tutta Garlasco che torna a interrogarsi sulla colpevolezza o sull’innocenza di Alberto. Da giorno dell’omicidio di Chiara, il paese continua a dividersi tra innocenti e colpevolisti, e forse continuerà a farlo anche dopo il nuovo verdetto della Cassazione su uno dei processi indiziari più controversi degli ultimi anni.