(AdnKronos) – La contrazione dei prestiti bancari, rileva l’Ocse, ha contribuito al protrarsi della recessione: “il sistema bancario nel suo insieme soddisfa i requisiti patrimoniali, ma nonostante l’aumento degli accantonamenti, nella metà del 2014 i crediti deteriorati rappresentavano circa il 17% dei crediti totali e gravavano pesantemente sui bilanci di molte banche”. Questo, spiega l’Ocse, “accentua la loro tradizionale prudenza nei confronti dei prestiti a rischio. Questo potrebbe spiegare perché i tassi di interesse sui prestiti al settore privato siano diminuiti meno rispetto a quelli sul debito pubblico, in quanto le banche mantengono elevati i margini per coprire le perdite”.
L’Asset Quality Review e gli stress test, focalizzati sul capitale richiesto per riuscire a fronteggiare tre anni di pesanti perdite, osserva l’organizzazione internazionale con sede a Parigi, “hanno rivelato nell’ottobre del 2014 che un ristretto numero di banche aveva bisogno di una ricapitalizzazione pari a circa 3 miliardi di euro, o a circa lo 0,2% del pil”.
Ridurre i crediti deteriorati, quindi, sostiene l’Ocse, “è una priorità per qualsiasi banca, poiché la loro presenza immobilizza il capitale e costringe i funzionari responsabili dei prestiti a effettuare operazioni di ristrutturazione invece di concedere nuovi prestiti che potrebbero servire a finanziare gli investimenti e la crescita”. Le banche sono sempre più propense a utilizzare il mercato secondario per vendere tali prestiti ed è importante “che non ci siano disincentivi al riconoscimento delle perdite implicite alla loro vendita. Sono necessari ulteriori interventi per ridurre il livello dei crediti deteriorati”.