Home Nazionale Moda: Sagripanti, export calzature giù del 53% in Russia

Moda: Sagripanti, export calzature giù del 53% in Russia

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Milano, 9 giu. (AdnKronos) – L’export delle calzature vede un forte rallentamento in particolare sul fronte caldo di Russia e Ucraina, con un calo nel primo caso del 53% (in volume) e del 59% nel secondo nei primi mesi del 2015. Lo evidenzia il presidente di Assocalzaturifici, Cleto Sagripanti, in occasione della assemblea annuale dell’associazione. In generale le esportazioni rallentano del 3,9% in quantità nel primo bimestre, con un calo meno penalizzante in valore (-0,6%). Complessivamente, tra gennaio e febbraio, sono stati esportati 42,7 milioni di paia, 1,7 milioni in meno rispetto ai primi 2 mesi 2014, per un valore di 1,57 miliardi di euro. Come già nel 2014, se la Ue in generale ha tenuto (+0,6% valore e -1,4% volume), i mercati extra-comunitari sono scesi nel complesso del 10,2% in quantità e del 2% in valore.
“In Europa, l’export made in Italy, da solo, ha una quota del 51,2% sul totale delle esportazioni verso i mercati extracomunitari” precisa Sagripanti, evidenziando che “il saldo commerciale nei primi due mesi del 2015, seppure in calo, resta largamente in attivo per 685 milioni di euro. Questi pochi dati dimostrano in modo incontrovertibile che l’industria calzaturiera italiana non deve inseguire posizioni perdute appannaggio ora di altri competitor; al contrario, deve difendere lo status di leader a livello mondiale”.
“Esistono, però – sottolinea il presidente di Assocalzaturifici – anche delle minacce. E in questo caso il ruolo di deterrenza della lobby in Europa e nel sistema è ancora più determinante. Penso al possibile riconoscimento dello status di economia di mercato alla Cina. Dieci anni fa la nostra associazione, affiancata da Confindustria e dalla Confederazione Europea della Calzatura, guidò l’impresa titanica di far approvare dazi antidumping sulle importazioni cinesi e vietnamite di calzature in pelle. Tali misure furono rinnovate nel 2008 e andarono a scadenza nel 2011. Da allora, voglio sottolinearlo, la sorveglianza sulle importazioni dal Far East rimane attiva. Il riconoscimento alla Cina dello status di economia di mercato praticamente azzererebbe le possibilità di ottenere misure analoghe in futuro”.