(AdnKronos) – All’arrivo degli agenti l’aggressore non si nasconde, anzi racconta la sua versione: fornisce la descrizione di un presunto uomo e indica la direzione di fuga dello stesso. E’ il racconto di un cittadino modello, se non fosse un falso: Raffaele Nappo è abile nel raccogliere i pezzi rotti dello scooter e nasconderli insieme al mezzo a due ruote a pochi metri di distanza dalla vittima agonizzante sull’asfalto.
E’ proprio dalla targa parziale che la polizia locale arriva a identificare lo scooter, dal lavoro degli agenti dell’Ufficio Prevenzione generale si ricostruisce il suo passato e lo si colloca sul luogo dell’aggressione. Originario di Roma, era già stato arrestato a Milano lo scorso 30 maggio dalla polizia per maltrattamenti in famiglia per aver picchiato la compagna, con la quale ha un figlio. Un periodo trascorso a San Vittore, poi la libertà con il divieto di avvicinare l’appartamento in via San Dionigi dove vive la sua ex. Un “soggetto aggressivo”, denunciato dalla sua compagna “al termine di un tormentato percorso di violenze – racconta il dirigente della questura, Maria José Falcicchia -. Oggi a fare le spese della sua aggressività, di una storia di ordinaria follia, è stato un automobilista”, la cui testimonianza non è stata ancora raccolta dagli investigatori.
Nappo è un uomo in cui la “pericolosità sociale” – a usare le parole del comandante della Polizia locale Tullio Mastrangelo – emerge nel giorno in cui scade il suo contratto in una cooperativa che si occupa della pulizia di lenzuola. Una volta in questura ammette la sua responsabilità, ma non sa spiegare il perché di un’aggressione così violenta. Non il primo caso a Milano: il 26 luglio 2011 in via Andrea Doria un pensionato di 71 anni lancia la sua auto all’inseguimento di un 35enne a bordo di uno scooter, lo raggiunge, lo investe e lo uccide passando sul suo corpo, dopo una banale lite per la viabilità.