Roma, 20 feb. (AdnKronos/Aki) – I jihadisti dello Stato islamico (Is), come accaduto già in Siria e Iraq, stanno tentando di “mettere le mani” sui pozzi di petrolio della Libia per finanziare le loro attività terroristiche. Lo denuncia l’incaricato d’affari libico a Roma, Azzedin al-Awami, in un’intervista ad Aki-Adnkronos International.
Riferendo di attacchi sferrati di recente dai jihadisti contro alcuni pozzi nella zona centro-meridionale del paese, al-Awami afferma che “è chiaro che l’Is vuole i pozzi per finanziarsi. Per questo il governo (di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale, ndr) chiede alla comunità internazionale di revocare l’embargo sulla vendita di armi alla Libia in modo da permettere al governo di difendere i campi petroliferi e sconfiggere il terrorismo”.
Finora, nelle mani dell’Is – sottolinea l’incaricato d’affari – non ci sono pozzi petroliferi, ma soltanto il porto di al-Zawiya. Mentre tutti i pozzi dell’ovest del paese, ovvero dai campi di Ras al-Lanuf fino al confine con l’Egitto, “sono sotto il controllo del governo con sede a Tobruk”.
Al-Awami ricorda quindi come la produzione petrolifera della Libia pre-rivoluzione era di 1,6 milioni di petrolio, mentre ora è scesa a circa 300mila barili al giorno. “La vendita del petrolio passa attraverso la Banca Centrale e tutti gli introiti finiscono nelle casse di Tobruk”, conclude.