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Libia: Casini, troppe armi, prima dialogo e poi blocco navale

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Roma, 11 mar. (AdnKronos) – In Libia circolano troppe armi: serve innanzitutto il dialogo e poi si può pensare ad un blocco navale per fermare il flusso di armi. Lo ha detto il presidente della commissione Esteri del Senato Pier Ferdinando Casini, ospite di Unomattina su Rai1. “Noi -ha aggiunto-siamo al centro di una polveriera, il Mediterraneo è un mare da cui potrebbe arrivare tanto di positivo in Europa ma c’è il rischio che arrivino solo problemi: dall’esportazione del terrorismo, al dramma dei rifugiati al quale noi cerchiamo di corrispondere con l’umanità che contraddistingue un Paese civile. Però occorre stare attenti: non bisogna fare favori indiretti agli scafisti o alla criminalità organizzata”.
“Certamente -ha proseguito Casini- in Libia ci sono troppe armi, troppe tribù ed eserciti di signori della guerra. Solo a Misurata, ad esempio, che è una città di circa 400 mila abitanti, ci sono 40 mila uomini armati e 800 carri armati, lascito di Gheddafi e del disastro che abbiamo fatto noi intervenendo e andandocene il giorno dopo senza considerare che, a un signore terribile come Gheddafi, se ne sarebbero sostituiti centinaia tutti altrettanto terribili”.
“Il dialogo politico che l’Italia sta portando avanti è l’unica strada. Solo dopo essersi seduti attorno a un tavolo si può pensare a iniziative concrete come, ad esempio, a un blocco navale perché non è possibile che dal Mar Mediterraneo affluiscano in questa Libia, già piena di armi e armamenti, altre armi e altri armamenti: è un invito a una guerra permanente in un Paese che, peraltro, non ha nemmeno una statualità consolidata”, ha concluso Casini.