Roma, 10 gen.(AdnKronos) – Il 29,3% delle imprese associate a Confindustria, che coprono il 62% degli occupati, applica un contratto di II livello. A fare il punto su uno degli strumenti con cui rilanciare la produttività e che il governo sembra guardare con estrema attenzione, è il centro studi di Viale dell’Astronomia. Un utilizzo dell’integrativo in crescita rispetto al 2012 e più diffuso nelle aziende di maggiore dimensione: la quota che ha applicato un contratto aziendale è cresciuta dal 26,8% al 30,1% e la percentuale di lavoratori coperti dal 60,5% al 62,6%. Nell’industria in senso stretto, in particolare, la quota di imprese con contratto aziendale passa dal 16,6% per quelle fino a 15 addetti al 38,5% tra le medie, raggiungendo il 74,8% tra le aziende con più di 100 addetti.
Ampie le differenze settoriali e territoriali. Mentre tra le imprese dei servizi è meno di una su quattro ad applicare un accordo aziendale (23,4%), tra quelle dell’industria in senso stretto è quasi una su tre (31,2%). Tra le imprese industriali, la quota con contratto aziendale passa dal 34,4% e 34,3% rispettivamente al Nord-Ovest e Nord-Est al 28,1% al Centro, Sud e Isole.
In presenza di contrattazione di secondo livello, tra le aziende con 100 o più dipendenti il 90,2% eroga premi variabili rispetto al 76,2% tra quelle con 16-99 dipendenti. Ad essere ‘premiati’ il 52,5% degli operai, il 56,3% degli impiegati e il 63,4% dei quadri e, nelle imprese che li hanno erogati, hanno rappresentato il 5,3% della retribuzione annua degli operai, il 4,7% degli impiegati e il 5,3% dei quadri. Tra i dirigenti, invece, i premi variabili hanno interessato poco più di un quarto del personale (27,8%), ma, se erogati, hanno rappresentato una quota ben più consistente della loro retribuzione media annua lorda, pari al 15,6%.