Palermo, 5 mar. (AdnKronos) – “L’Italia è uno Stato che lascia in libertà e impunito chi si macchia di un omicidio della strada e condanna all’ergastolo del dolore chi ha perso i propri cari accusandoli di essere emotivo”. Marina Fontana è una donna minuta, ma forte. Ha finito le lacrime. Ma la voglia di lottare non l’ha mai abbandonata. Da quasi due anni combatte, da sola, una lotta per chiedere l’approvazione della norma che prevede l’omicidio stradale. E ora si rivolge ancora al premier Matteo Renzi, ma anche al Capo dello Stato, Sergio Mattarella. “Sono 19 mesi che vivo il dolore di vittima della strada, moglie di un martire della strada – racconta Marina all’Adnkronos – Sono 19 mesi che continuo a scrivere al Governo, agli organi di stampa e adesso anche al neo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella”. Marina Fontana è la moglie di Roberto Cona, morte nella notte tra il 26 e il 27 luglio del 2013 sull’autostrada del Sole.
La coppia, felicemente sposata da appena un anno, era in vacanza, di ritorno in Sicilia, quando in piena notte la loro auto, una Lancia Thesis, è stata distrutta da un Tir “che andava troppo veloce”, come spiega Marina Fontana, tra le lacrime. Lei rimase gravemente ferita e il marito, 51 anni, morì nello schianto. La donna, dopo una lunghissima convalescenza della quale porta ancora le tracce, sul corpo ma anche nell’anima, è ancora distrutta dal dolore, ma è soprattutto arrabbiata. Perché chiede da 19 lunghissimi mesi l’introduzione dell’omicidio stradale “promesso dal premier Renzi il giorno dell’insediamento”, dice. E’ arrabbiata e non fa niente per nasconderlo. “Basta promesse disattese – dice – Non deve capitarci in prima persona di provare un dolore così grande per rendersi conto che è il momento di pretendere risposte concrete”. “Prima o poi qualcuno al Governo, mi ascolterà… e incomincerà a fare sul serio – dice Marina – e per me fare sul serio significa agire e poi parlare. E lasciare che le parole vadano via con il vento. Sono sicura che chi ha un elevato rispetto del dolore umano e conosce il significato della parola Giustizia possa comprendermi quando dico che non c’è situazione più angosciante di chi perde all’improvviso una persona che ama a causa dell’insano comportamento alla guida di un autista che decide consapevolmente di non rispettare le regole della strada, del buon senso, dell’attenzione alla propria e altrui vita; al contempo reputo che possa anche capire cosa significhi vivere in uno Stato che sembra non applicare una pena certa ed immediata sui colpevoli di questi reati”.
“Le vittime della strada non hanno scelto di esserlo, aspettano una giustizia lenta ed incerta che genera l’assurdo paradosso per il quale chi procura la morte di una persona innocente con una guida senza regole, sembra detenere una abilitazione speciale che io chiamo “patente che autorizza ad uccidere…” -prosegue Marina il suo sfogo – Oggi abbiamo una giustizia che non da’ certezza della pena, un penale che spesso con le sue lungaggini processuali genera il paradosso della non giustizia per le vittime e della licenza a delinquere per chi sbaglia. Una giustizia che non tutela le vittime della strada, i tanti morti innocenti per mano di autisti che consapevolmente si macchiano di un omicidio”.