(Adnkronos/Labitalia) – E non finisce qui, perchè sono tanti altri i punti che non vanno giù alla Cgil. “Ci preoccupano -aggiunge Miceli- gli aspetti di ‘gestione’ del Jobs act nel senso che secondo noi le imprese spingeranno per liberarsi dei lavoratori più anziani per poi assumere con incentivi e risparmiare così soldi e avere mani libere nei successivi licenziamenti. E anche sui cambi d’appalto -conclude- chiederemo che sia mantenuta la continuità occupazionale”.
E anche per Paolo Pirani, segretario generale della Uiltec, “ci sono norme nel Jobs Act con palesi contraddizioni costituzionali”. Come spiega a Labitalia, “dovremo ricondurre al contratto -dice ancora Pirani- quelle disposizioni di legge che sono contenute nel Jobs act, e in questo provvedimento ci sono troppe disposizione unilaterali che vanno ricondotte a logica contrattuale”.
Per il leader della Uiltec, “ci dovranno essere delle norme chiare anche sulla continuità occupazionale dopo i tre anni di tutele crescenti, visto che la multa che va pagata in caso di mancato mantenimento al lavoro dopo il triennio è inferiore all’incentivo previsto per l’assunzione”. “E quindi si corre il rischio che le imprese prendano l’incentivo e poi alla fine mandino a casa i lavoratori. E poi anche nei cambi di appalto vanno mantenute l’anzianità di servizio e i diritti esistenti dei lavoratori, non si può permettere che ci siano licenziamenti ad ogni cambio d’appalto. E sull’introduzione del salario minimo noi diciamo che dovrà essere pari al salario fissato dal contratto nazionale di lavoro”, conclude Pirani.